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A Hiroshima la conferenza internazionale contro l’uranio impoverito

2 agosto 2006 Pubblicato da roberto

ICBUW (Coalizione Internazionale per la messa al bando dell’Uranio Impoverito) ha organizzato la sua terza conferenza annuale a Hiroshima, Giappone, dal 3 al 6 agosto 2006.

Circa 40 invitati dall’estero, incluse vittime, veterani, scienziati e giornalisti, e almeno 150 persone dal Giappone si incontrano in Hiroshima.
Il nostro obiettivo e’ quello di evidenziare la natura urgente e globale del pericolo posto dall’uso di armi all’Uranio Impoverito, e unire le nostre voci per chiedere delle misure immediate per aiutare le vittime e abolire le armi all’Uranio Impoverito.

Il programma finale della conferenza e’ allegato qui di seguito (“Leggi tutto”).

Dal 3 Agosto un resoconto aggiornato in inglese sulla conferenza verra’ pubblicato sul sito http://www.nodu-hiroshima.org/en/ che vi invitiamo a visitare in modo da contribuire all’avanzamento di questa campagna.

Nobuo Kazashi (Direttore del comitato organizzatore - ICBUW Hiroshima)
Haruko Moritaki (Direttore esecutivo comitato organizzatore - ICBUW Hiroshima)
Katsumi Furitsu (membro del direttivo ICBUW)

Per contatti:
NO DU Hiroshima Project email: info@nodu-hiroshima.org
CADU email: office@cadu.org.uk

*******

Terza Conferenza Internazionale ICBUW
Hiroshima, 3-6 Agosto 2006

Chiediamo a gran voce, insieme alle vittime, l’abolizione delle armi all’Uranio Impoverito

== 3 Agosto ==

Sessione Plenaria (Hiroshima International Conference Center)

9:30-12:00 Apertura
“Lo sviluppo della campagne internazionale: da Berlaar a Hiroshima: da Hiroshima a tutto il mondo”

ICBUW fu fondato nell’ottobre 2003. Durante questa sessione verranno presentate le attivita’ svolte finora e si chiariranno gli obiettivi e il significato della campagna per un trattato che metta effettivamente al bando le armi all’Uranio Impoverito. Questa sessione introdurra’ anche i temi che verranno affrontati durante la Conferenza di Hiroshima come conseguenza dei progressi ottenuti in Belgio verso l’approvazione nazionale di una legge di messa al bando delle armi all’Uranio Impoverito.

Moderatori: Haruko Moritaki, Francesco Iannuzzelli

Relatori di ICBUW:
(1) Tara Thornton & Doug Weir, ICBUW: da Berlaar a Hiroshima
(2) Manfred Mohr: Armi all’Uranio Impoverito: problematiche e aspetti politici e legali
(3) Ria Verjauw: La situazione in Belgio per quanto riguarda la messa al bando delle armi all’uranio
(4) Nobuo Kazashi: L’obiettivo della conferenza di Hiroshima: le armi all’Uranio Impoverito come il “nucleare ombra”

Discorsi introduttivi
Introduzione, Furitsu Katsumi
Rosalie Bertell, Uranio Impoverito e la Sindrome del Golfo

Discorso di benvenuto da parte di Tadatoshi Akiba (Sindaco di Hiroshima)

13:00-15:40 Sessione 1 - Il danno: Iraq

Durante la Guerra del Golfo del 1991, le forze armate della coalizione guidata dagli Stati Uniti spararono piu’ di 300 tonnellate di Uranio Impoverito nell’Iraq meridionale, dove in seguito si e’ riscontrato un drammatico aumento di tumori, leucemie e difetti congeniti.
Durante la piu’ recente guerra contro l’Iraq, si stima che armi all’Uranio Impoverito siano state usate in quantita’ maggiori rispetto al 1991, per di piu’ in aree urbane. Si prevede quindi un impatto ancor piu’ grave sulla popolazione. Ascolteremo i rapporti presentati da alcuni dottori e scienziati iracheni che da molti anni osservano gli effetti dell’Uranio Impoverito e della contaminazione ambientale.

Moderatori: Mitsuo Okamoto, Nobuo Kazashi
Relatori:
(1) Jawad Al-Ali, Studio epidemiologico nell’Iraq meridionale
(2) Souad Al-Azzawi, Una panoramica sulla contaminazione radioattiva da Uranio Impoverito in Iraq
(3) Khajak Vartanian, Studio sull’inquinamento radioattivo da Uranio Impoverito a Bassora
(4) Takashi Morizumi: Fotografie

16:00-18:45 Session 2 - Il danno: USA

Molte vittime dell’Uranio Impoverito vivono negli Stati Uniti.
Alcuni sono soldati che hanno prestato servizio nella Guerra del Golfo o nella recente guerra contro l’Iraq, mentre altri hanno vissuto vicino a poligoni di tiro o fabbriche di produzione di armi all’Uranio Impoverito.
Veterani e attivisti presenteranno il danno provocato dall’Uranio Impoverito all’interno degli Stati Uniti cosi’ come i depistaggi e le menzogne contenute nei rapporti ufficiali del governo statunitense e delle forze armate.

Moderatori: Tara Thornton, Steve Leeper
Relatori:
(1) Dennis Kyne (veterano della Guerra del Golfo)
(2) Harbert Reed (veterano della guerra contro l’Iraq)
(3) Naomi Toyoda: Fotografie
(4) Gretel Munroe, Vari aspetti del problema dell’Uranio Impoverito negli Stati Uniti
(5) Damacio Lopez, La violazione del diritto all’assistenza medica (in riferimento ai problemi in prossimita’ dei poligoni di tiro)

== 4 Agosto ==

Sessione Plenaria

9:00-11:45  Sessione 3 - Aspetti scientifici

L’Uranio Impoverito e’ radiologicamente e chimicamente tossico.
Presentazioni di diverse discipline scientifiche ci aiuteranno a comprendere gli effetti sull’ambiente e sulla salute umana da parte delle micro-particelle di Uranio Impoverito. Le basi scientifiche per la richiesta della messa al bando verranno discusse e si affronteranno anche le problematiche relative all’analisi ambientali e biologiche delll’Uranio Impoverito, aspetto fondamentale per la campagna internazionale.

Moderatori: Katsumi Furitsu, Doug Weir
Relatori:
(1) Keith Baverstock, L’Uranio Impoverito e’ pericoloso per la salute pubblica?
(2) Heike Schroeder, Analisi dell’aberrazione cromosomica nei linfociti periferici di veterani della Guerra del Golfo e nei Balcani: i risultati di una ricerca impegnativa
(3) Maria A. Gatti, Stefano Montanari, Inquinamento bellico e nanopatologie umani e animali
(4) Thomas Fasy, Analisi dell’esposizione a Uranio Impoverito

13:00-15:45 Sessione 4 - Il danno: Europa

In Europa l’Uranio Impoverito viene sospettato di essere la causa sia della Sindrome del Golfo che della Sindrome dei Balcani.
Aumenti significativi in malattie gravi e tumori sono stati riscontrati tra i residenti nei Balcani che hanno subito i bombardamenti cosi’ come tra i veterani che hanno prestato servizio in quelle zone.
In Italia, le responsabilita’ dei militari e del governo sono state denunciate sia nei tribunali che in Parlamento. Il governo ha sempre risposto che “le armi all’Uranio Impoverito sono perfettamente sicure”. In questa sessione getteremo luce sulla realta’ europea, un aspetto poco noto in Giappone.

Moderatori: Ria Verjauw, Francesco Iannuzelli
Relatori:
(1) Ray Bristow (Inghilterra: veterano della Guerra del Golfo)
(2) Stefania Divertito (Italia: giornalista)
(3) Filippo Montaperto (Italia: veterano),
Uranio Impoverito: Le armi che uccidono…nel passato, nel presente e nel futuro.
(4) Hiroshima Home TV, Documentario sui danni dell’Uranio Impoverito nella Ex-Jugoslavia
(5) Stop! Depleted Uranium Campaign, Rapporto sugli effetti dell’Uranio Impoverito in Jugoslavia

16:15-19:00 Sessione 5 - La Campagna Internazionale Regione Asiatica (Corea, Giappone, Australia)

Verranno presentate numerose iniziative sull’Uranio Impoverito e le attivita’ della campagna internazionale. Il problema delle armi all’Uranio Impoverito in Asia e’ direttamente correlato al problema delle basi militari statunitensi. In Corea, Giappone e Australia, dove gli Stati Uniti sono presenti con numerose basi, l’Uranio Impoverito rappresenta un problema estremamente attuale. Anche la nostra responsabilita’ nelle guerre in cui queste armi vengono utilizzate e’ un aspetto da prendere in considerazione.

Moderatori: Alyn Ware, Toshiyuki Tanaka
Relatori
(1) Si Woo, Lee (Corea del Sud):
3 milioni di munizioni all’Uranio Impoverito sono immagazzinate in Corea e ad Okinawa
(2) NO DU Citizens’ Network (Giappone):
Rapporti tra la campagna e il Ministero degli Esteri
(3) Haruko Moritaki, NO DU Hiroshima Project (Giappone):
Viaggio in Iraq alla ricerca dei danni dell’Uranio Impoverito
(4) David Bradbury (Regista di “Blowin’ in the Wind”, Australia)

== 5 Agosto ==

10:00-12:00
Sessione Speciale
Incontro con alcuni Hibakusha (sopravvissuti alla bomba atomica)

Poco prima dell’inizio della guerra in Iraq, alcuni medici iracheni visitarono il Giappone, e Hiroshima in particolare, per parlare sul danno provocato dalle armi all’Uranio Impoverito. Questi incontri nacquero dal fatto che secondo gli iracheni i problemi riscontrati avevano una natura radiologica, e ad Hiroshima avrebbero trovato comprensione e supporto.
Questa sessione si occupa dell’interazione e della solidarieta’ tra gli Hibakusha della bomba atomica e gli Hibakusha dell’Uranio Impoverito, uniti da un problema di “esposizione interna”.

Moderatore: Yoshie Funahashi
Relatori: Keijiro Matsushima, Rikito Watanabe, Hiroshi MARUYA, Akihiro
Takahashi, e altri

13:30-15:30 Sessione 6 - Verso la messa al bando

Dopo aver visto i problemi e gli approcci in diversi paesi verso le armi all’Uranio Impoverito, prenderemo in considerazione quali misure concrete si possono realizzare in vista di un trattato che metta al bando definitivamente queste armi. Rafforzeremo anche la nostra rete di attivisti ed esperti presentando un visione chiara della campagna internazionale.

Moderatori: Nobuo Kazashi, Tara Thornton, Manfred Mohr
Relatori: ICBUW, UWBAN, e altri

13:30-15:30 Sessione 7 - Discussione scientifica tra medici ed esperti

Gli scienziati non hanno ancora esplorato tutti i possibili effetti dell’Uranio Impoverito sulla salute, sull’ambiente e sull’ecosistema.
Molti aspetti scientifici rimangono tuttora controversi. Affronteremo insieme queste domande per aprire nuovi percorsi di ricerca e anche per discutere di come condividere e utilizzare i risultati scientifici all’interno della campagna di ICBUW.

Moderatori: Katsumi Furitsu, Keith Baverstock
Relatori: Katsuma Yagasaki, Eisuke Matsui, e altri

16:00-18:00 Sessione 8 - Il sostegno alle vittime

Il sostegno alle vittime e l’avanzamento della campagna in solidarieta’ con coloro che soffrono gli effetti dell’Uranio Impoverito sono aspetti fondamentali per la campagna.
Ascolteremo le relazioni di alcune ONG che hanno lavorato per fornire supporto medico al popolo iracheno (medicine e apparecchiature mediche, training, ecc) e discuteremo quali ulteriori passi affrontare per sostenere le vittime nei paesi colpiti. Parleremo anche del progetto sostenuto da ICBUW per uno studio epidemiologico, gia’ iniziato insieme a medici iracheni in Bassora in cooperazione con IPPNW-Germania, e del “Progetto Denti di Bambini Iracheni”, lanciato da medici statunitensi, britannici e iracheni. Discuteremo anche di come sostenere le richieste dei veterani di cure mediche e di risarcimenti dal governo.

Moderatori: Maki Sato, Gretel Munroe
Relatori: Jawad Al-Ali, Thomas Fasy, Toshi Inoshita & Maki Sato (JIM-NET),
Nahoko Takato (Iraq Hope Net)

== 6 Agosto ==

7-30 - 8.30: Cerimonia presso il Peace Memorial di Hiroshima

13:30-15:30 Sessione di chiusura

Appello finale di ICBUW

Partecipanti:
Nassrine Azimi, Direttore della sezione Asia- Pacifico di UNITAR
(Dipartimento delle Nazioni Unite per la Formazione e la Ricerca), Shuntaro Hida (medico, coautore de “La paura della radiazione interna”), “Peace Boat” e altri

19:00 Cerimonia conclusiva
Lanterne sul fiume di Hiroshima in memoria delle vittime della armi atomiche

Nota: Traduzione dall’inglese di Francesco Iannuzzelli per PeaceLink;
per contatti su quanto si svolge a Hiroshima in questi giorni, scrivere a
francesco@peacelink.org

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Cambio di presidenza per IPB-Italia

17 giugno 2006 Pubblicato da roberto

Salvatore Favati di Livorno è il nuovo presidente di IPB–Italia

Oggi 17 giugno 2006, presso la Sala Consigliare del Comune di Lugo, città dove l’ufficio Italiano dell’International Peace Bureau ha la propria sede nazionale, ha avuto luogo la riunione del Consiglio Direttivo dell’ associazione a seguito delle irrevocabili dimissioni per motivi privati del primo, storico, Presidente Fulgida Barattoni.

Presenti il Vicepresidente Cristiano Franceschini, Presidente di AssoKipling, Il Segretario Generale Roberto Del Bianco, Rappresentante di PeaceLink e i Consiglieri: Anna Paola Tantucci, Presidente di E.I.P. – Italia, Michele Di Paolantonio, Presidente di IPPNW-Italia, Ferrino Fanti dell’Associazione sportiva Gli Scariolanti di Ravenna, Giordana Agostini di Ravenna membro del Consiglio Direttivo di IPB-Italia, Luana Martini di Conselice membro del Consiglio Direttivo di IPB-Italia, Marian Placci di Fusignano membro del Consiglio Direttivo di IPB-Italia, Salvatore Favati imprenditore di Livorno membro del Consiglio Direttivo di IPB-Italia.

Dopo una serena discussione Salvatore Favati è stato nominato Nuovo Presidente di IPB-Italia, con il compito di dirigere l’associazione fino a marzo del 2007, data della naturale scadenza delle cariche associative.

Salvatore Favati è anche membro del Nomination Commettee dell’International Peace Bureau di Ginevra che ha il compito di selezionare all’interno di tutta la federazione mondiale, le candidature per la Presidenza e il board dirigente che dovranno essere votate quest’anno ad Helsinki durante l’Assemblea Triennale dei soci dell’ International Peace Bureau.

Salvatore Favati –anche a nome del Consiglio Direttivo- ringrazia il Presidente uscente Fulgida Barattoni per la sua dedizione e capacità operativa, tali da rendere IPB-Italia, nel giro di pochissimi anni, un punto di riferimento importante per istituzioni e organizzazioni. Oggi dopo soli tre anni IPB-Italia è il polo operativo progettuale e scientifico di tutta la federazione di IPB e gode di importanti accrediti a livello nazionale e internazionale.
Fulgida Barattoni rimane nel Comitato Direttivo con la delega aperta a rappresentare l’associazione verso l’esterno nei rapporti nazionali e internazionali e il nuovo Presidente Salvatore Favati Le ha conferito ampio mandato a portare a conclusione i progetti in corso.

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Sì al referendum del 23 ottobre in Brasile per il disarmo

14 ottobre 2005 Pubblicato da roberto

Anche le donne e gli uomini insigniti nel passato del Premio Nobel per la pace, si schierano per i “Sì” allo storico referendum che vedrà, il 23 ottobre prossimo, il popolo brasiliano alle urne per decidere l’abolizione del commercio delle armi nel proprio territorio.
Da più parti si sono già levate voci e commenti estremamente positivi, sull’importante appuntamento segno della maturità e consapevolezza etica di una nazione spesso al margine delle notizie nel nostro mondo occidentale. L’appello dei Premi Nobel accende ancor di più i riflettori sull’avvenimento e riaccende la speranza di una maggiore consapevolezza anche da parte nostra, e incisività nelle nostre azioni, per un mondo che può e deve diventare, sempre di più, un mondo privo di armi.
Utopia ancora per molti; ma utopia necessaria.

APPELLO DI DONNE E UOMINI INSIGNITI DEL PREMIO NOBEL PER LA PACE: SI’ AL REFERENDUM DEL 23 OTTOBRE IN BRASILE PER IL DISARMO

[Dal sito www.referendosim.com.br riprendiamo il seguente appello sottoscritto da donne e uomini insigniti del premio Nobel per la pace]

Noi, donne e uomini insigniti del premio Nobel per la pace, esprimiamo apprezzamento, gratitudine e sostegno al popolo brasiliano, al governo e agli attivisti per la pace della societa’ civile per i loro sforzi per contrastare la violenza armata attraverso il voto popolare.
Pur nella sua dimensione nazionale, il referendum per la proibizione della vendita delle armi e delle munizioni in Brasile ha una rilevanza mondiale: e’ infatti di estrema importanza per elevare il controllo internazionale delle armi e per prevenire la violenza armata a livello globale. Il mondo intero si sentira’ fortemente interpellato e coinvolto dai risultati di questa votazione, che avra’ un impatto politico e strategico globale.
*
Noi sosteniamo fortemente il referendum, considerando:
- che nel solo Brasile circa 40.000 persone ogni anno vengono uccise da armi da fuoco, come attestano i dati statistici delle Nazioni Unite;
- che la proliferazione e l’abuso delle armi leggere aumenta il tasso di letalita’ delle comuni controversie, delle liti domestiche e dei crimini violenti, sia in Brasile che nel mondo;
- che l’inadeguata regolamentazione del commercio delle armi in Brasile e a livello internazionale ha contribuito ad ostacolare gli sforzi per lo sviluppo umano, ad esacerbare gli abusi contro i diritti umani, a minacciare la sicurezza pubblica e a terrorizzare intere popolazioni.
*
Il si’ al referendum per il disarmo mandera’ un messaggio coraggioso e innovativo: che le persone che vivono in Brasile non vogliono che le loro case, le loro strade, le loro scuole e i loro spazi pubblici siano inondati dalle armi.
Sara’ un messaggio che dira’ al mondo intero che la maggioranza delle persone non credono che possedere armi nelle loro comunita’ le rende piu’ sicure.
Sara’ un messaggio che dira’ al mondo intero che deve prevalere la cultura della giustizia, dei diritti umani e della pace.
*
Noi, che siamo attivamente impegnati per far progredire la pace nel mondo, riteniamo che una dichiarazione come questa da parte del Brasile - un paese che non solo e’ profondamente colpito dal problema della volenza armata, ma e’ anche un importante produttore di armi leggere - potrebbe incentivare altri paesi a rendere piu’ restrittiva e rigorosa la regolamentazione delle armi a livello nazionale, regionale, internazionale.
Di piu’, noi riteniamo che un passo verso il disarmo come questo costituira’ un sostegno cruciale per il Trattato sul commercio delle armi, costituendo il modello per uno strumento internazionale per regolamentare e limitare l’irresponsabile commercio delle armi, cosi’ come fu proposto dai vincitori del premio Nobel per la pace gia’ nel 1997.
Conclusivamente, noi abbiamo speranza che il popolo brasiliano vorra’ approfittare di questa opportunita’ per creare un futuro libero dalle armi per le generazioni venture, e dimostrera’ al mondo che la pace e’ nelle nostre mani.
*
Noi, donne e uomini insigniti del premio Nobel per la pace, dichiariamo la nostra completa approvazione e il nostro incondizionato sostegno al referendum e alla successiva necessaria adeguata applicazione del suo positivo esito con la proibizione del commercio delle armi da fuoco e delle munizioni in Brasile.
*
Firmatarie e firmatari:


  • Adolfo Perez Esquivel, premio Nobel per la pace 1980;
  • Amnesty International, premio Nobel per la pace 1977;
  • Betty Williams, premio Nobel per la pace 1976;
  • Desmond Tutu, premio Nobel per la pace 1984;
  • International Physicians for the Prevention of Nuclear War (Ippnw), premio Nobel per la pace 1985;
  • Jody Williams, premio Nobel per la pace 1997;
  • Mairead Corrigan, premio Nobel per la pace 1976;
  • Oscar Arias Sanchez, premio Nobel per la pace 1988;
  • Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003.
  • Aderisce anche la Fondazione Albert Schweitzer (1875-1965), premio Nobel per la pace 1952.

Nota: Nell’elenco dei firmatari compare anche IPPNW, l’International Physicians for the Prevention of Nuclear War, insignito del premio Nobel per la pace nel 1985.

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Enduring effects of war health in Iraq 2004

30 novembre 2004 Pubblicato da roberto

E’ presentato il sommario del rapporto dell’International Physicians for the Prevention of Nuclear War sulla situazione sanitaria in Iraq. E’ stato presentato oggi a Londra dal dott. Michele Di Paolantonio, Presidente della Sezione Italiana dell’IPPNW.

The original document (227 Kbyte PDF)

IPPNW - International Physicians for the Prevention of Nuclear War

Executive Summary

This evidence-based report analyzes, from a public health perspective, the impact of the 2003 war in Iraq on health, the health system, and relief and reconstruction. Health is harmed by conflict-related damage to health-sustaining infrastructure and to the health system, as well as the corrosive effects of conflict-related factors such as poverty, unemployment, disrupted education and low morale. The effects of the war must be measured not only by death and injuries due to weaponry, but by the longer-term, enduring suffering.

The report builds on Medact’s two previous reports on health in Iraq (2002 and 2003), which attracted worldwide media attention, and again aims to stimulate debate on the impact of conflict on health, with special reference to Iraq. It describes the deaths and injuries attributable to conflict and violence, and the current pattern of mental and physical illness. It gives an overview of the Iraqi health care system and barriers to good health care, including problems with the health-sustaining infrastructure. It analyzes the challenges of building a new health system freely available to all and based on primary health care principles.

Health impact

A recent scientific study has suggested that upwards of 100,000 Iraqis may have died since the 2003 coalition invasion, mostly from violence, mainly air strikes by coalition forces. Most of those reportedly killed by coalition forces were women and children. Many thousands of conflict-related injuries were also sustained. Infant mortality has risen because of lack of access to skilled help in childbirth, as well as because of violence.

Iraq already had high child and adult mortality and there is an alarming recurrence of previously well-controlled communicable diseases including diarrhoeal diseases, acute respiratory infections and typhoid, particularly among children. There is also a greater burden of noncommunicable disease, but a lack of resources, facilities and expertise to reverse the trends. The likely consequence will be an additional burden of preventable death and disability.

Behavioural problems such as family violence, child and spouse abuse and acts of public violence greatly increase in conflict and post-conflict situations. The aggregated effects of the psychosocial trauma suffered by Iraqi people create preconditions for further violence.

The health-sustaining infrastructure

The Iraqi infrastructure has been severely and repeatedly damaged by over 20 years of war, neglect and mismanagement, economic collapse and sanctions. This has a direct and indirect impact on health as water and sanitation, power supply, food security, housing, transport and many other factors are important health determinants. One in four people still depend on food aid and there are more children underweight (17%) or chronically malnourished (32%) than in 2000, though acute malnutrition has fallen slightly.

The health system - all activities whose primary purpose is to promote, restore or maintain health - is in disrepair. The quality of state services is poor owing to chronic underfunding, poor physical infrastructure, shortage and mismanagement of supplies, staff shortages and lack of modern skills and knowledge. The 2004 budget allocation to the Iraq Ministry of Health is only US$38 per citizen. People increasingly rely on self-diagnosis and traditional healing, and buy prescription medicines in the marketplace. Under-the-table payments are required to secure many services, and there is widespread suspicion of criminal involvement in the distribution of pharmaceutical supplies. Health workers are trying to provide services in extremely difficult circumstances.

The UN, traditionally responsible for coordinating humanitarian crisis responses, has been marginalised while US assistance has been characterized by damaging political in-fighting. Although project funding has been agreed, little money has been disbursed and many projects have not been implemented. Aid and development workers, both Iraqi and foreign, run great risks and most humanitarian agencies have left central and southern Iraq, which remains largely a war zone. The pursuit of a relief and development agenda may be little more than nominal.

Key recommendations (full recommendations available on p. 12 of the report)

Independent inquiry
An independent commission should make a thorough investigation of casualties and the state of health in Iraq.

Protecting health in conflict
Require occupying forces to monitor casualties and civilian protection, re-evaluate the impact of weaponry in populated areas, comply with the Geneva Conventions, and ensure health services are accessible to civilians in conflict areas.

Long-term interventions to improve health and peace
Strengthen stewardship roles, capacity and funding to rebuild an Iraqi health system that is free at the point of delivery and based on primary health care principles.

Conclusion

The 2003 war exacerbated the threats to health already created by previous wars, tyranny and sanctions. Its direct and indirect impacts have probably damaged the material and mental ability of Iraqi society to reverse health decline. Conflict, criminality, social inequality, lack of democratic processes, political instability, presence of foreign military forces and decrepit essential infrastructure combine to damage health and arrest the development of a decentralised, primary care-based health system. There is a grave and immediate threat to the health of the Iraqi people, on top of their current sufferings. The need to find alternatives to violence and to resolve political differences peacefully could not be more urgent.

Nota: Vedi anche:

http://www.geocities.com/ippnwitalia
http://www.ippnw.org

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Presenza del dott. Di Paolantonio al Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace

5 novembre 2004 Pubblicato da roberto

COMUNICATO STAMPA

Al Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace che si terrà al Campidoglio dal 10 al 13 novembre p.v. parteciperà anche il medico italiano Michele Di Paolantonio nella delegazione dell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare (IPPNW), organizzazione Premio Nobel per la Pace 1985.

Iscritto all’Ordine dei Medici della Provincia di Teramo, fece parte il 10 dicembre 1985 della delegazione medica mondiale presente in Aula, ad Oslo, per la consegna del Premio Nobel per la Pace 1985 a tale organizzazione. Curatore delle edizioni italiane del Rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:”Effetti della Guerra Nucleare sulla Salute e sui Servizi Sanitari” e del Rapporto delle Nazioni Unite: “Armi Nucleari: studio onnicomprensivo”, durante il Summit 2003 presentò il rapporto inedito dell’Internazionale Medici “Danno Collaterale Continuo: gli effetti della guerra in Iraq sulla salute e sull’ambiente”, che fissava in 50.000 morti i costi in vite umane in Iraq dal marzo all’ottobre 2003. Il dott. Di Paolantonio, Presidente della Sezione Italiana dell’IPPNW, è membro del focus group dell’International Peace Bureau (IPB), la più antica organizzazione Premio Nobel per la Pace, che ha tenuto recentemente a Firenze il Seminario Mondiale su “Pace e Sicurezza Umana nella Riforma delle Nazioni Unite” le cui conclusioni note alle Nazioni Unite come “Florence Appeal” sono state consegnate al Presidente dell’Alta Commissione per la Riforma delle Nazioni Unite che sta concludendo a New York i suoi lavori. Il dott. Di Paolantonio è stato nel marzo 2003 tra i fondatori di IPB-Italia, presieduta dalla dott.ssa Fulgida Barattoni.

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