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In Iraq “DIRITTI UMANI ED ETICA MILITARE” Secondo corso

25 settembre 2012 Pubblicato da admin

Fra pochi giorni ripartono i volontari di IPB-Italia per l’Iraq per tenere il secondo corso di “DIRITTI UMANI ED ETICA MILITARE” che porterà il titolo “DIFENDERSI E’ UN DIRITTO, DIFENDERE E’ UN DOVERE”. Questo titolo è conseguente l’inserimento nei nostri corsi di una nuova materia richiestaci espressamente dal Ministro degli Interni del KRG S.E. Karim Sinjari. Il Maestro Pier Angelo Guerrini sarà il nostro Istruttore esperto di arti marziali e difesa personale.
I volontari di IPB-Italia partiranno il prossimo 20 ottobre e per due settimane lavoreranno con due classi una di soldati cadetti ed una di ufficiali appartenenti alle FF.AA del KRG che portano il nome di “PESHMERGA” che tradotto in Italiano significa “PARTIGIANI i difensori della patria”.
I volontari di IPB-Italia in partenza sono la D.ssa Fulgida Barattoni - Istruttore di Diritti Umani, Diritto Umanitario Internazionale e Diritto Internazionale, LgT dell’Arma dei Carabinieri Giulio Giannuzzi - Istruttore di Etica e ordinamento militare, il Maestro Pier Angelo Guerrini - Istruttore di Arti marziali e difesa personale che sono stati incaricati direttamente dal Ministro della diffesa del KRG. L’Ambasciatore Italiano a Baghdad S.E. Gerardo Carante e il Direttore dell’Unità di Crisi della Farnesina Dr. Claudio Tuffari rassicurano che la zona dove andranno i nostri volontari è tranquilla e non saranno esposti a pericoli straordinari.

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Un abruzzese eletto Presidente della Commissione Mediterranea dell’Internazionale Medici per la prevenzione della guerra nucleare

23 settembre 2010 Pubblicato da roberto

Logo IPPNW

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, con le più vive congratulazioni al nostro Socio.

Michele Di Paolantonio, abruzzese, Presidente della Sezione Italiana dell’IPPNW (Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare), è stato eletto all’unanimità Presidente della Commissione Mediterranea dell’Internazionale Medici.
La designazione è avvenuta nel corso del 19° Congresso Mondiale dell’Internazionale Medici (IPPNW) tenutosi dal 25 al 30 agosto a Basilea.

Si tratta di un importante riconoscimento internazionale per l’impegno del medico abruzzese che ha favorito l’incontro e la collaborazione tra i rappresentanti iraniani ed israeliani per un nuovo concetto di zona denuclearizzata del Medio Oriente.
Ciò è avvenuto in particolare durante i lavori della Sessione IPPNW sull’area mediterranea e medio-orientale, dando seguito all’esperienza avviata il 27 novembre scorso in Sicilia, a Mazzarino, quando Di Paolantonio ha promosso un importante incontro internazionale tra Sindaci per la Pace iracheni, iraniani e italiani, per parlare di pace, cooperazione internazionale e non proliferazione nucleare

Di Paolantonio nel passato si era contraddistinto in un prezioso lavoro di mediazione che ha portato l’Iran ad aderire all’organizzazione, favorendo un’importante discussione sui problemi mediterranei e medio-orientali, che ha visto l’attiva partecipazione, nella stessa sede di discussione, insieme a molte rappresentanze europee, di palestinesi, israeliani ed iraniani, sui temi della non proliferazione nucleare e della prevenzione della guerra.

Il nuovo appuntamento internazionale è fissato ad Hiroshima, dove si terrà, il 9 novembre p.v., il Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace, al quale è prevista anche la partecipazione del Presidente degli Stati Uniti Obama, Premio Nobel per la Pace 2009.

I.P.P.N.W. Organizzazione Premio Nobel per la Pace 1985 - Sezione Italiana: A.I.M.P.G.N.
Associazione Italiana Medicina per la Prevenzione della Guerra Nucleare
via Bari 4 - 64029 Silvi Marina - fax 085 9353333 st. 085 9351350 cell. 368 543722
e-mail ed info: michele.dipaolantonio@katamail.com

Nota:Vedi anche: Peace is in our hands, articolo sul convegno tenuto a Mazzarino il 26 e 27 novembre 2009.

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Due progetti

14 giugno 2010 Pubblicato da roberto

Due nuovi progetti dall’associazione. Uno in cantiere, l’altro già quasi operativo. Si tratta, il primo, di un convegno internazionale, da realizzarsi verso fine anno, che vedrebbe invitati partners iracheni, iraniani, turchi e siriani.  Lo scopo sarà l’incontro e il dialogo.

E’ ancora in fase di studio di fattibilità, assieme alla “Round Table” di Faenza, mentre IPB-Italia sarà patrocinatore gratuito.

Il secondo progetto di aiuto medico-sanitario alla città di Halabja sta per partire. Durante l’ultimo viaggio ad Halabja la delegazione di IPB-Italia ha avuto modo di visitare le strutture sanitarie. Sebbene sia in via di costruzione un ospedale con fondi giapponesi, quello esistente è più un dispensario con personale medico e paramedico molto carente così pure le apparecchiature mediche.

Ecco quindi l’iniziativa di mettere insieme un gruppo di lavoro con i nostri partners iracheni per mandare giù una equipe che possa effettuare un primo intervento sui bambini che noi abbiamo incontrato e che sono in seria necessità di aiuto. E’ previsto che l’equipe di medici di IPB-Italia farà anche formazione al personale medico e paramedico di Halabja.

La durata del progetto sarà di due settimane con possibilità di alternanza perchè ovviamente questi medici volontari che si recheranno in Iraq lo faranno utilizzando le loro ferie e permessi.

Di questo progetto vi sono già delle novità. L’equipe medica è già in via di formazione e sarà guidata dal dott. Giuseppe Barone, specialista in Medicina Nucleare, che assieme alla dottoressa Rossella Burzi, collega e consorte, in luglio farà un primo viaggio di valutazione delle necessità. Ritorneranno accompagnando in Italia Fatma Basm Jassm, una bambina malata di talassemia, che sarà ricoverata al Centro ematologico del’ospedale di Modena dove le verrà praticato un trapianto di midollo, efficace nei casi di Talassemia Major.

E’ già stata attivata l’ambasciata italiana in Iraq per la richiesta dei passaporti e dei visti per Fatma e la sua mamma che l’accompagnerà in questo “viaggio della speranza”, partito quasi per caso come spesso ci è accaduto. Le spese del viaggio saranno coperte dal Ministero della salute del Kurdistan, mentre IPB-Italia sosterrà le spese della loro permanenza nel nostro Paese.

Certo. Questo corollario al progetto sanitario in cantiere è una piccola cosa. Ma quella di Fatma è una vita che potrà essere salvata. Una favola di speranza e di pace che speriamo arrivi a un lieto fine.

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Riaprire Gaza non solo a parole

7 giugno 2010 Pubblicato da roberto

L’editoriale del CIPMO del 7 giugno va al di là delle considerazioni “emotive” scaturite dal recente attacco della Marina israeliana contro le navi umanitarie dirette a Gaza. Il Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente fornisce un commento che spazia a 360° e che investe anche i complessi giochi di potere per un riequilibrio in atto nell’intera regione mediorientale.

Può essere condivisibile o meno (in ogni caso la condanna verso l’atto di Israele è significativa) però mette luce su quanto si sta muovendo nei rapporti internazionali.

Concludendo infine con un auspicio sul possibile ruolo dell’Unione Europea:

“L’Europa, senza arroganza e presunzione, può svolgere un ruolo essenziale per creare condizioni favorevoli a questo più realistico e complessivo approccio. Tanto più necessario mentre si avvicinano scadenze cruciali per la gestione del difficile nodo iraniano, le cui interconnessioni con l’irrisolta questione israelo-arabo-palestinese sono state ripetutamente evidenziate dallo stesso Obama. L’alternativa è la continuazione di un semplice management del conflitto, costantemente esposto a crisi imprevedibili e potenzialmente devastanti, come quella di questi giorni, con ripercussioni sempre più gravi sullo stesso quadro regionale e internazionale.”

Leggi tutto nel sito www.cipmo.org!

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I giorni del dialogo e della Pace

2 aprile 2010 Pubblicato da roberto

di Andrea Misuri

dscf9497_1.jpgL’International Peace Bureau e Mayors for Peace-Italia possono davvero dire di avere portato a casa un nuovo, positivo risultato politico. Nel caso, il viaggio nel Kurdistan iracheno della delegazione guidata dalla “nostra” Fulgida Barattoni, da Vincenzo D’Asaro sindaco di Mazzarino e da Susanna Agostini presidente della Commissione Pace e Relazioni Internazionali del Comune di Firenze. Un viaggio costellato di incontri istituzionali e con associazioni culturali, economiche, di genere.

Tappa dopo tappa, a Sulaimaniya, a Halabja, nella capitale Erbil. E ancora, nei villaggi di montagna dove l’uomo lavora l’arcigna terra ancora con l’aratro, a Bijara, Belikha, Tawela. Villaggi della regione di Hawraman, a ridosso della catena dei Shinerwe, a marzo ancora innevati, permeabili alle infiltrazioni dal vicino Iran, che si può raggiungere attraverso sentieri conosciuti dalla popolazione locale, anche soltanto in una ventina di minuti. Qui il proselitismo musulmano conquista consensi, qui la condizione della donna paga il prezzo sociale più alto in termini di isolamento e di subalternità.

dscf0041_1.jpgComplice la festività del Newroz, con le donne impegnate a preparare i piatti della tradizione iranica, l’incontro con le associazioni femminili si sono svolte a Halabja. La distanza è soltanto di poche decine di km., eppure in città la dipendenza familiare e sociale della donna è meno rigida. Tanto che Nijan Hassan Ali, 30 anni, single, Shokhan Abbas, 25 anni, divorziata, Mizhda Jalal, 26 anni, sposata, Khelan Hama Ali Rasheed, 29 anni, single, hanno voluto parlarci dei loro sogni e dei progetti ai quali non intendono rinunciare. Compreso quello di giocare a football. Da qui l’invito di Hamida Jamal Muhamad e della portiera della squadra Chinar Taha Hassan, per il giorno successivo, al Lawan Stadium di Halabja, all’incontro della rappresentativa femminile locale Tawar, contro quella maschile di Chakhmakha. E’ una partita giocata per stare in allegria. Gli uomini, per lo più provvisti di prominente pancetta, sono capitanati da Hama Ali Khan, noto attore e regista locale. La differenza di genere, però, alla fine, ha fatto la sua differenza, come indica il risultato fissato sul 6 a 1. E questo nonostante il nostro tifo fosse indirizzato tutto alle ragazze. A maggior ragione dal momento in cui uno di noi, Alessandro, un biellese simpatico e dal fisico atletico, è sceso in campo con le perdenti, nel tentativo vano di ribaltare un risultato ormai compromesso.

L’attimo di amarezza per la sconfitta calcistica, si è dissolto nell’entusiasmo del pubblico locale per la performance sul campo del nostro alfiere. La sua e la nostra foto sul quotidiano regionale, la migliore conferma di come, ancora una volta, il calcio si sia dimostrato veicolo immediato di comunicazione.

A casa della famiglia di AsoAso, da molti anni in Italia, ha molto insistito per farci conoscere la sua famiglia. E’ con piacere che l’intera delegazione accetta l’invito che ci fa pervenire tramite l’amica Fulgida, a cenare a casa dei suoi parenti, nei dintorni di Sulaimaniya. La sorpresa è di quanto sia numerosa (e splendida) la famiglia della quale siamo ospiti. Il padre Kalil Baki, la madre Ciman, la zia Suham. Poi, fratelli, sorelle e familiari stretti. A scalare, con l’indicazione degli anni, Araz Fajak 31, Tola e Trifa 24, Sangar 22, Halmat 20, Marda 19, Hanar 18, Biener 14, Hersh 13, Hardi, Mohamed e Rozhgar 12, Jutiar 11, Shanar 10, Shas 4. Faccio ammenda per errori di trascrizione dei nomi ed eventuale numero di anni riportati erroneamente. Quel che conta è che ci siamo ritrovati in una atmosfera familiare calda e coinvolgente come poche altre. Si è formata un’atmosfera complice, come se si fosse con vecchi amici, persi di vista per le vicende della vita, e non tra persone che fino a poco prima non sapevano dell’esistenza gli uni degli altri. Abbiamo scherzato e parlato. Nella stanza delle donne, Fulgida e Susanna hanno accettato di indossare i vestiti curdi e contribuito a servire la cena sul tappeto, secondo usanza. Al momento della partenza, eravamo tutti commossi.

Ma insieme ai momenti ludici, la spedizione ha avuto numerosi incontri istituzionali.

Sempre a Halabja, l’inaugurazione del parco giochi “Baran Gozal”, intitolato al petroliere curdo che lo ha donato alla città, con altalene, scivoli e gli attrezzi più vari, ci fa pensare che gli anni della guerra si stanno allontanando. I bambini ridono, si spingono, rincorrendosi spensierati. Eppure, all’intorno, le guardie della sicurezza, mitraglietta in mano, circondano il ministro dei Martiri e dell’Anfal Majid Hamad Amin Jamil, le autorità locali e i nostri rappresentanti, confermando, con la loro costante presenza, che la pace è da consolidare.

Giorno dopo giorno, trova collante il fronte istituzionale italiano. Non servono summit per comprenderci e capire che stiamo rispondendo con un’unica volontà solidale alla chiara domanda di riconoscimento internazionale del desiderio di democratica ricostruzione del Kurdistan iracheno. Firenze e Mazzarino uniti in rappresentanza e impegno futuro, a garanzia che i Sindaci per la Pace non sentono i confini geografici del proprio territorio quando si tratta di promuovere l’amicizia ed il benessere delle popolazioni rappresentate. E tutto questo, con il contributo determinante del lavoro svolto in questi anni da l’IPB, qui rappresentata, oltre che da Fulgida Barattoni, dal presidente Tomas Magnusson. Una presenza a garanzia della valenza internazionale di questo evento.

Il Castello di Erbil, che si erge imponente a dominare il sottostante bazar, è datato tra i 6000 e gli 8000 anni ed è la più antica costruzione al mondo. Da alcuni anni, la città ha un consolidato rapporto con Firenze, tramite Salar Khudur Hussain presidente del Consiglio Comunale. In ponte, progetti in campo economico ed archeologico. Salar ci onora, coinvolgendoci con la sua famiglia nei festeggiamenti del Newroz. Abbiamo così l’opportunità di partecipare al rito collettivo del pic-nic. Nei tre giorni di festa, non c’è famiglia che si sottrae a questo momento di comunanza e di vera identità collettiva. Si ballano le danze tradizionali, si canta, si ride. I bambini rincorrono gli aquiloni. Le donne stendono i tappeti per il pasto, kebab, dolma, birgani. Si beve mastaw, una varietà di yogurt locale. Gli amici siciliani ripartono da Erbil consapevoli di avere conosciuto nuovi, straordinari amici, con i quali continuare il dialogo nel nostro Paese.

Entrando a Halabja, il Mausoleo è visibile fin da lontano a ricordare il bombardamento chimico del 16 marzo 1988. Distrutto durante le celebrazioni del 18° anniversario, in occasione di una manifestazione di studenti infiltrati da estremisti islamici, è stato ricostruito, maestoso ed agile insieme, simbolo della violenza subita dalla città e dall’intero Kurdistan. Su i marmi neri dell’ampio salone circolare, sono riportati i nomi delle 5000 vittime. Da qualche mese, entrando, sulla destra, un nome è cerchiato in verde. Quello di Ali. Un bambino allora di pochi mesi, portato in salvo in Iran. Soltanto di recente, i genitori adottivi gli hanno rivelato la verità. Tornato a Halabja, attraverso l’esame del DNA è stata identificata la famiglia di origine. Alì parla solo il farsi. Ci vorrà tempo per imparare la lingua curda. Ci dichiara che questa è la sua terra, e qui ha deciso di fermarsi.

La cerimonia nel 22° anniversario della strage si svolge nello spazio prospiciente il Mausoleo. Dopo giorni di caldo opprimente, spruzzi di pioggia s’alternano a un pallido sole. Centinaia di persone riempiono l’intero spazio a disposizione, dietro alle autorità politiche, istituzionali e religiose. Donne anziane, i volti segnati dal dolore, alzano le braccia stanche per mostrare foto consumate dal tempo. Quei ragazzi che la morte colse nei gesti della vita quotidiana. Come nell’eruzione di Pompei, come a Hiroshima e Nagasaki. Incerti se violare il loro silenzio con lo scatto fotografico, ogni volta ci sorprendiamo nel vederle fermarsi ed attendere in posa. E’ il desiderio disperato di non sentirsi in qualche modo più sole, di fare conoscere al mondo la loro sofferenza.

Per l'anniversario di Halabja. Sul palco: Susanna Agostini, Vincenzo D'Asaro, Fulgida Barattoni. A destra il sindaco di Halabja, Khder Kareem.Insieme sul palco, Fulgida, Susanna e Vincenzo, a rappresentare la volontà di tanti nostri Comuni di proseguire sulla strada della Pace. Fulgida ha letto il messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Unico rappresentante di un Paese straniero a prendere la parola in un contesto così solenne.

Il sindaco D’Asaro, il 20 marzo, ha accettato il protocollo di amicizia proposto da Khder Kareem sindaco di Halabja. Un’azione politica forte, a suggello di un percorso che vede la comunità di Mazzarino vicina alla città martire curda. Prodromo di iniziative comuni in campo culturale, artistico, economico. Dopo gli anni di una guerra infinita, ora i curdi vogliono tornare a vivere in pace. Sono d’aiuto gli accordi firmati a Baghdad dal presidente della repubblica dell’Iraq Jalal Talabani, con i quali una parte dei proventi dell’estrazione del petrolio stanno tornando nella regione. Servono già a costruire quelle infrastrutture che stanno portando il Paese fuori da una secolare arretratezza, pronto a confrontarsi con le realtà geografiche circostanti, sui mercati della globalizzazione.

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