III edizione 2006 - IPB-ITALIA - Associazione per la pace, il disarmo, la soluzione nonviolenta dei conflitti

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Archivio della categoria 'III edizione 2006'

La medaglia del Presidente

27 ottobre 2006 Pubblicato da roberto

Il 1° ottobre scorso, Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana, ha concesso al Premio Letterario Internazionale “Una Favola per la Pace” la propria medaglia.

“La soddisfazione e l’orgoglio per questo riconoscimento -ha dichiarato Salvatore Favati, Presidente di IPB-Italia, sodalizio promotore dell’iniziativa- non conosce limite: solo tre anni fa abbiamo realizzato la prima edizione di questo concorso letterario come esperimento di Peace Education indiretta che mirava a coinvolgere scrittori e lettori in un modo personale, innovativo e singolare di considerare la Pace. Il grande successo che ha coronato l’iniziativa ha sorpreso perfino noi stessi e, seppure con molta fatica e tra molti ostacoli, non ci è mancato l’entusiasmo di continuare a proporla a un pubblico sempre più vasto. Oggi la riconoscenza di tutti i componenti di IPB-Italia e la mia personale va innanzitutto a Fulgida Barattoni, Primo “storico” Presidente dell’Ufficio Italiano di International Peace Bureau, protagonista e infaticabile organizzatrice della manifestazione, in misura non minore si rivolge a tutti coloro che, ognuno secondo le proprie forze, si sono impegnati, con grande umiltà, per la buona riuscita del nostro Premio. E se è giusto ringraziare l’Amministrazione comunale di Lugo di Romagna, nostra ospitale “Padrona di Casa” delle prime tre edizioni, non possiamo che rendere partecipi di questo onore tutti gli autori, di ogni età e di ogni Nazione, che, con il loro contributo hanno reso sempre più importante la nostra iniziativa”.

La medaglia del Presidente della Repubblica costituisce il migliore incitamento e al tempo stesso un richiamo al senso di responsabilità di IPB Italia per continuare seriamente il lavoro di promozione a tutto campo dei valori dell’umanità e della Pace. Il Premio Letterario vedrà la sua IV edizione nascere sotto i migliori auspici nella città di Pineto degli Abruzzi.

La lettera dalla Presidenza della Repubblica (file .PDF)

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L’elenco delle favole premiate, menzionate e segnalate

25 ottobre 2006 Pubblicato da roberto

Finalmente online l’elenco dei testi premiati e segnalati del Premio letterario “Una favola per la pace”.

SEZIONE ADULTI

  • Prima Classificata: La notte dei sogni d’amore - di Valeria Celli da Bologna
  • Seconda Classificata: Notte misteriosa in cucina - di Renata Franca Flamigni da Forlì
  • Terza Classificata: E il Grande Architetto chiamò Eclissi… - di Nedo Corsini da Lizzano Pistoiese
  • Premio speciale: La mia pace - di Mirko Facchinetti da Albino

Favole Menzionate:

  • Alfio Totano di Roberto Masini da Rimini
  • Le ragioni della Foresta di Pietro Bivona dal carcere di Sollicciano, Firenze
  • Vieni a giocare con me! di Giovanna Vespignani da Bagnacavallo

Favole Segnalate

  • Yuri Romanus Pontifex Maximus di Luciano Acidini da Bagno a Ripoli
  • Sulla Pace: Rime a tegola di Valeria Gonnella da Orentano
  • I fiori dell’arcobaleno di Caterina Branda da Torino
  • La favola di Tic e di Tac di Luigi Lanosi Giada da Faenza
  • Romenhoff di Massimo Begnoni da Povegliano Veneto
  • Due angelici pargoletti di Giovanni Fossà da Ravenna
  • Senza titolo di Francesca Gennari da Mirandola
  • La strega Zizzania di Mara Rossi da Granaglione
  • De humanis condicionibus di Lucia Cappucci da Rossetta di Fusignano

UNA FAVOLA GIOVANE - sezione Scuole Primarie

  • Prima Classificata: Un sogno… non solo mio! - di Claudia di Marco da Mazara del Vallo
    Scuola Primaria Statale “G.B. Quinci” IV Circolo Didattico, Mazara del Vallo
  • Seconda Classificata: Cristallina e l’anello magico - di Letizia Brici, Erika Giani, Beatrice Pranzetti
    Scuola Primaria “Lagomaggio”, 1° Circolo Didattico di Rimini
  • Terza Classificata: Pappagalli - del Laboratorio di scrittura creativa della Classe I
    Scuola primaria di Oleggio
  • Menzione speciale: La pace - di Merdia Hakim, da Erbil, Iraq

Favole Menzionate

  • Costruire la pace - del Laboratorio della Classe V, Scuola primaria “G.Modugno”, Monopoli
  • Dramuth, l’anello dell’equilibrio - di Mattia Cabano, Scuola primaria paritaria “Calasanzio”, Genova

UNA FAVOLA GIOVANE - sezione Scuole Secondarie di primo grado

  • Prima Classificata: Il rovo premuroso - di Claudia Mariella da S.Vito
    Scuola Secondaria di Primo Grado “A.Volta”, Taranto
  • Seconda classificata ex aequo: Il liberatore di Fabulandia - di Maria Giuseppina Bovenzi
    Scuola Secondaria di Primo Grado di via Settembrini, Cancello Arnone
  • Dentro il diario - di Fabiola Fochi
    Scuola Secondaria di Primo Grado “Garibaldi-Matteucci”, Campi Bisenzio
  • Terza classificata: La Favola della pace - di Matteo Valerio Celotti
    Scuola Secondaria di Primo Grado “S.Umiltà”, Faenza
  • Menzione speciale: Il fiore più bello - di Alba Donigaglia
    Scuola Secondaria di Primo Grado “S.Umiltà”, Faenza

Favole Menzionate

  • La banda di musicisti - di Alba Bruno, Istituto Comprensivo “A. Baccelli”, Tivoli
  • La rosa della pace - di Cristina Lauciello, Scuola Secondaria di Primo Grado “L.Graziani”, Bagnacavallo
  • I due amici e l’orso - di Serena Tardiota, Scuola paritaria “S. M. Ausiliatrice”, Taranto
  • Una favola sulla pace - di Mauro Pinardi, Scuola Secondaria di Primo Grado “F. D’Este”, Massa Lombarda

UNA FAVOLA GIOVANE - sezione Scuole Secondarie

  • Prima Classificata: Spazio infinito - di Elisa Masinara da Casalecchio di Reno
    Liceo “Leonardo da Vinci”, Casalecchio di Reno
  • Seconda Classificata: Il regno perduto - di Francesco Gurini
    Istituto tecnico Commerciale “D. Bramante”, Pesaro
  • Terza classificata: Frammenti di cuore - di Elena Bartolini
    Liceo classico “Dante Alighieri”, Ravenna
  • Menzione speciale: Gli uccelli di Stinfalo - di Elia Tazzari
    Liceo classico “Dante Alighieri”, Ravenna
  • Opere Menzionate: Irene - di Irene Resca
    Liceo-ginnasio “G.Cevolani”, Cento

PREMI SPECIALI

  • Premio Speciale Città di Lugo: Sarà contento Omero - di Marcello De Luigi da Mantova
  • PREMIO SPECIALE città di Fusignano: L’albero di Selim - di Luisa Turchi da Rimini
  • PREMIO SPECIALE CITTà DI Campi Bisenzio “NESSUNO SI SENTA ESCLUSO”: Io, Martin -Pagina di diario- - di Martin Lazri dal carcere di Sollicciano, Firenze
  • PREMIO SPECIALE città di PINETO: Pantafavola per la Pace - di Lucia Baldini da Lugo
  • PREMIO SPECIALE ASSOKIPLING “UN SORRISO PER LA PACE”: Il cannone Gedeone - di Riccardo Baruzzi da RavennaMenzioni
    • Quanto giovani erano i ragazzi di Luigi Vitale dal carcere di Sollicciano, Firenze
    • Amore e Pace di Lorenzo Madonna dal carcere di Forlì
    • Magie d’amore delle Prime Classi della Scuola Primaria di Valverde
  • PREMIO SPECIALE ANIOC: La parola pace di Anna Colombo da Lomazzo
  • PREMIO SPECIALE “HERA”: La pace di Manuel Sabellico dal carcere di Forlì

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La notte dei sogni d’amore

24 ottobre 2006 Pubblicato da roberto

Prima Classificata sezione adulti

Con dolcezza e fantasia, l’autrice ci conduce in un mondo di fiaba, dove elementi classici e personaggi originali si fondono con eleganza, trasmettendo ad adulti e bambini un messaggio positivo e pieno di speranza nel futuro.

La notte dei sogni d’amore

di Valeria Celli da Bologna

C’era una volta, in un mondo lontano, lontano, un grande castello. Il castello si ergeva in cima ad una montagna così alta da perdersi nel cielo e le torri della fortezza svettavano in mezzo alle
nuvole, che sembravano nasconderle e accarezzarle insieme. Il castello apparteneva al Tempo, sì proprio al Tempo che è temuto da ogni cosa e da ogni essere vivente perché tutto sa distruggere e far dimenticare.
Tempo era proprio una strana persona: a volte correva così in fretta da sorprendere tutti, a volte si muoveva adagio, adagio… così almeno sembrava, perché, in realtà, Tempo eseguiva il suo lavoro in modo meticoloso e preciso: era lui che divideva le ore di buio e di luce sulla terra, lui che imponeva lo svolgersi delle stagioni, lui che scandiva la vita di ogni cosa. Aveva diverse amicizie e riusciva ad andar d’accordo con tutti: chi lo trattava male, poi lo rimpiangeva e cercava di recuperarlo, chi lo trattava bene provava per lui gratitudine. Era amico di Morte e anche di Vita, eppure tra loro queste mal si sopportavano, tanto che quando una entrava, subito l’altra usciva…. Era amico del giovane quanto del vecchio: precedeva sempre il primo per spronarlo con le ambizioni, seguiva invece il secondo per sorreggerlo con i ricordi…
Insomma tutti lo conoscevano… c’era chi non conosceva Amicizia, Amore, oppure Odio e Antipatia, ma tutti -proprio tutti- conoscevano Tempo e ne avevano sempre un po’ soggezione.
Tempo spesso sentiva quella stanchezza che solo la noia può dare, così, per distrarsi, organizzava qualche festa nel suo grande castello. Invitava tutti quelli che lui conosceva bene perché, nonostante i suoi sforzi, non era riuscito a far dimenticare: invitava gli uomini più famosi, i poeti, gli artisti, i condottieri, di cui Morte aveva preso il corpo ma non la luce che li illuminava, poi gli eroi dei romanzi e le antiche divinità rese immortali dagli artisti, invitava anche tutti i sentimenti che erano, dal giorno della creazione, sempre presenti sulla terra e lo avevano accompagnato nel suo lungo percorso. Quella volta Tempo decise di organizzare una festa splendida . I suoi servitori più vecchi, Millennio e Secolo, prepararono un sontuoso banchetto, quelli più giovani, Minuto e Secondo, pulirono a specchio ogni stanza e illuminarono tutto il castello. Iniziarono ad arrivare gli invitati vestiti con grande eleganza: pepli greci e toghe romane si mescolavano ad abiti lunghi e smoking bianchi e neri, e tutti gli ospiti, con cortesia, si facevano reciprocamente i complimenti, lieti per il gradito invito. Le danze iniziarono e Tempo ballò con la sua ospite preferita, Armonia. L’aveva sempre amata da quando lui guidava la terra, la trovava eccezionale sia per la grazia che aveva nel porgersi, sia per l’equilibrio delle sue parole. Pensò che forse organizzava quelle feste solo per rivedere lei: non la incontrava ultimamente in nessun luogo…
“Da quanto tempo non stiamo insieme, Armonia..” le disse Tempo mentre ballavano, ma, prima che lei potesse rispondergli con la sua voce melodiosa, la serenità della festa venne interrotta dall’arrivo di Pace che entrò piangendo nel salone, spettinata, confusa, sporca, con i vestiti laceri…
“Perché piangi?” le chiese con affetto Tempo. “Per la commozione, mio signore -rispose Pace- questo è l’unico invito di questi ultimi anni, apparentemente tutti mi cercano e mi vogliono, ma quando io, con fatica, giungo da lontano, nessuno più mi apre la porta e mi fa entrare, tutti sono sordi alla mia voce. ..Piango di commozione perché pensavo che sarei stata rifiutata anche qui!”
Tempo fece una leggera carezza a Pace poi l’affidò ai suoi servitori perché l’accompagnassero nelle stanze degli ospiti più graditi in modo che lei si ristorasse almeno un poco. Intanto altri ospiti arrivarono, ma Tempo non fece loro caso, impegnato com’era a parlare di Pace con Armonia, in un angolo della sala.
A metà festa Pace riapparve nel salone ed era talmente bella da essere quasi irriconoscibile. I capelli fluttuavano lunghi e morbidi nell’aria, il suo volto era giovane, rassicurante, sorridente, indossava un abito fatto con i colori dell’arcobaleno che terminava con una lunga stola sulle spalle. Da lei emanava un profumo tenue, dolcissimo, che accarezzava le persone infondendo in loro un senso di serena fiducia. Tutti al suo passaggio sorridevano. Fu in quel momento che Futuro, il più giovane figlio di Tempo, s’ innamorò perdutamente di lei, senza saper neanche chi fosse. Fu un vero e proprio colpo di fulmine. Fece qualche passo per avvicinarsi a Pace, ma Odio subito lo fermò e ridendo gli disse: “Dove credi di andare? Non vedi che è la stracciona di prima? Vuoi farti deridere da tutti i presenti?”
“Non mi importa!” ribattè Futuro, che prima di allora non si era mai innamorato e non riusciva a descrivere, neppure a se stesso, quel che provava. Aveva un unico desiderio: vivere per sempre con Pace accanto. Ma se lui non si era mai innamorato, molte donne si erano, invece, innamorate di lui ed Energia e Solidarietà, gelose , lo misero in guardia: “Attento Futuro, anche i tuoi fratelli maggiori, Presente e Passato, hanno cercato di conquistare Pace, ma lei è sempre sfuggita a tutti, Pace è difficile da trattenere… Osserva come la guardano da lontano.. .eppure la evitano.. .li ha delusi.” La paura di fare un torto ai fratelli trattenne Futuro che non si avvicinò più per tutta la sera a Pace. La festa finì e uno dopo l’altro gli ospiti se ne andarono,
Tempo continuò a fare il suo lavoro. Tutto sembrava procedere come prima, ma Futuro era sempre
più triste. Era chiuso in se stesso, buio e malinconico, e quando, svolgendo il compito che il padre
gli aveva assegnato, vibrava davanti agli uomini, non portava più la luce di una ragione per vivere,
ma solo una grigia tristezza. Un giorno Tempo, il suo anziano padre, gli chiese il motivo di tanta infelicità. “Non capiresti, padre”
“Tu sai che io capisco la ragione di ogni cosa, ti prego abbi fiducia, parlami”
Allora il giovane piangendo aprì il suo cuore al padre e gli raccontò il suo amore impossibile, il suo
sogno di vivere insieme a Pace per sempre. Tempo sospirò, pensando al suo sogno di vivere con Armonia (che era in realtà sua sposa e madre dei suoi figli, ma che, delusa dal mondo, viveva appartata), poi rispose a Futuro: “Lasciami pensare…” Silenzioso se ne andò lasciando solo il giovane, poi telefonò ad Armonia cui raccontò il dolore del figlio. Dopo aver parlato con la dolce sposa, tornò da Futuro sorridendo e gli disse. “Come dono di nozze Armonia ti regala l’isola della Libertà, in mezzo sorge il castello dell’Uguaglianza, porta Pace in quel luogo e vedrai che sarete felici. Naturalmente devi convincerla a credere in te. Ma questo è un compito solo tuo.” Futuro ringraziò il padre e cercò ovunque Pace girando intorno al mondo; chiese di lei a mille uomini, alcuni importanti altri meno…tutti l’avevano in mente ma nessuno sapeva dirgli esattamente dove trovarla… Futuro si sentiva sempre più stanco. Un giorno, all’improvviso, il cellulare di Futuro suonò: la musica vibrava di note melodiose e prima ancora di rispondere Futuro sapeva che l’aveva chiamato Armonia. “Futuro, non cercare inutilmente: aspetta la notte e poi visita i sogni dei bambini del Mediooriente, in molti di quei sogni Pace è presente per far loro una carezza e farli dormire tranquilli” Così quando la notte con la sua ala scura copri il giorno degli uomini, Futuro percorse i sogni di quei bambini e osservò la dolce Pace cullare quei piccoli cuori affaticati dalle tensioni del giorno. Allora l’abbracciò e le disse con dolcezza: “Ti ho ritrovata, vieni, ti prego, con me” Pace sorrise e l’abbracciò a sua volta e in quel momento, proprio durante quell’abbraccio, i sogni si illuminarono dei colori dell’arcobaleno, sorpresa Pace prese per mano Futuro e gli disse:”Verrò con te ovunque tu vorrai, ma per stanotte, per una notte sola, se mi ami, seguimi” Futuro non disse di no e non ripetè così l’errore fatto dai suoi fratelli più vecchi. Lui seguì Pace e insieme illuminarono i sogni buoni di ogni bambino, di quello che soffriva la fame, di chi voleva studiare e non poteva, di chi voleva l’accordo in famiglia, di chi voleva giocare col compagno che aveva un altro colore di pelle dal suo… Quella fu una notte di luce, perché fu una notte di sogni d’amore. In quel lungo giro la stola di Pace circondò la terra con i mille colori dell’arcobaleno. Pace si accorse di averla perduta solo quando giunsero nel castello dell’isola, ma poco le importava. Lei e Futuro si erano incontrati dentro i sogni, dentro i sogni dei bambini che, come tutti sanno, sono gli unici sogni che preparano la realtà, che anticipano il mondo che verrà, e Pace sapeva che l’attendeva una vita felice.
Pace e Futuro si sposarono e vissero insieme felici e contenti. Pace fu accettata da tutti e Futuro non pianse mai più, né si rattristò quando lo specchio gli mostrò la sua immagine sempre più simile prima al volto del fratello Presente, poi a quello del fratello più anziano, Passato. Non gli importò di invecchiare perché sapeva che suo padre Tempo doveva continuare a fare il suo lavoro e perché trascorreva la sua vita vicino alla donna che amava, e, grazie a questo, continuava a vedere fiori sbocciare ovunque, sia sulla terra che dentro al cuore degli uomini, perché nel mondo era sempre rimasto vivo il ricordo di un sogno infantile con i colori dell’arcobaleno in una notte di luce.

Stretta è la foglia, larga la via.
Voi dite la vostra, io ho detto la mia..
E se voi bambini a quanto ho detto non credete,
dormite sereni e Pace sognerete….

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Un sogno… non solo mio!

24 ottobre 2006 Pubblicato da roberto

Prima Classificata “Una Favola giovane” sezione Scuole Primarie

Un sogno… non solo mio!

di Claudia di Marco da Mazara del Vallo
Scuola Primaria Statale “G.B. Quinci” IV Circolo Didattico, Mazara del Vallo

Sai maestra… ti ricordi quando a scuola ci hai parlato degli ebrei morti nei campi di concentramento, di tutte le vittime che ha fatto la guerra e di tutte le guerre che ancora si continuano a combattere? Beh, il mio cuoricino è rimasto molto turbato e una notte ho sognato che…
…Grossissimi aerei guidati da cattivissimi uomini lanciavano bombe, terrorizzando tutto il paese.
Dovunque si sentivano grida di mamme e bambini soli. Ad un tratto sentii in lontananza il pianto di una donna. Mi avvicinai e, con grande sorpresa, vidi una ragazza bellissima vestita di bianco, ma con il viso tutto insanguinato. Singhiozzava, era disperata e tra le lacrime mi disse di chiamarsi Pace.
L’abbracciai per dare un po’ di calore al suo corpo che tremava. Mi raccontò che ormai per lei non c’era più posto sulla Terra: il cuore degli uomini era dominato dalla guerra e dall’odio. I bimbi in TV non potevano più vedere cartoni animati, ma solo scene di guerra e di violenza. Io ascoltavo con gli occhi pieni di lacrime, adesso capivo: Pace, stava per morire ed io dovevo fare qualcosa.
Corsi in strada a chiamare tutti i bambini che incontravo, ne trovai più di cento. Andammo da Pace, la prendemmo in braccio e cominciammo a farla girare per le vie della città. Era un po’ pesante per noi piccoli ma la forza che avevamo dentro ci faceva superare ogni cosa. Piano piano, come per miracolo, gli aerei sparirono, le bombe si trasformarono in fiori dai vari colori, le strade si ripulirono e tornò a splendere il sole.
Pace, ad un tratto, sorrise e, guardando il cielo, si trasformò in una colomba bianca. Volevo prenderla ma lei volò via…
…sai maestra, quando mi sono svegliata, ho trovato una piuma sul mio cuscino…..

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Il rovo premuroso

24 ottobre 2006 Pubblicato da roberto

Prima Classificata “Una Favola giovane” sezione Scuole Secondarie di Primo Grado

Il rovo premuroso

di Claudia Mariella da S.Vito
Scuola Secondaria di Primo Grado “A.Volta”, Taranto

Era una notte silenziosa e stellata, Karim non ne vedeva una così da molti mesi. Lui è un bambino di nove anni che viveva con sua madre ed i suoi tre fratelli più piccoli in una casa molto misera a Baghdad. Erano molti giorni che non usciva di casa e non vedeva i suoi amici di strada, perché le strade erano piene di soldati che andavano e venivano da tutte le parti. C’era insomma una gran confusione, ma che cosa stava succedendo? Suo padre non lo vedeva ormai da tanti mesi e aveva chiesto sempre a sua madre dove fosse andato, e lei piangendo gli rispondeva: “Tornerà presto!”
Così anche i suoi amici vivevano con le loro madri e Karim passava le sue giornate, quando non andava a scuola e aveva il permesso di uscire per strada, con tutti loro. Finalmente tutta quella gran confusione di quei giorni finì e tornò la tranquillità, niente più aerei, niente più carri armati, niente più bombe, solo un gran silenzio. Così Karim ed i suoi amici potettero uscire a correre per le strade verso i campi. Alcuni dei suoi amici non potevano correre perché, erano mutilati delle loro gambe perchè erano andati a finire sulle mine antiuomo nascoste sotto la terra ai confini del paese. Alcuni erano morti. Perciò dovevano fare attenzione a dove poter andare a giocare.
Trovarono un campo dove l’ erba stava ricominciando a crescere così decisero di fermarsi lì per giocare a pallone. Avevano fatto una palla di stracci e Karim formò le squadre. Il suo amico Omar era in porta, un avversario lanciò la palla oltre la porta. Karim si offrì di andare a recuperare la palla. La palla era andata a finire su un cespuglio di rovi, e per non pungersi Karim la recuperò con un bastone di legno. Gli sembrò, mentre la prendeva in mano, che una voce avesse parlato, dicendogli: “Vai via di qui, subito!” Ma non ci pensò più di tanto credendo che erano le voci dei suoi compagni. Continuarono a giocare, ma un altro tiro mandò di nuovo la palla su quel cespuglio.
Ma questa volta appena si avvicinò sentì chiaramente la voce, che proveniva dalla pianta che diceva: “Allora sei veramente stupido! Ti ho detto di andare via e di non avvicinarti più a me.”
Karim rispose: “Ma chi sei? Non vedo nessuno!” “Sono io! Il cespuglio di rovi!” “Oltre che una brutta pianta sai pure parlare?” Gli rispose Karim. “Purtroppo il mio aspetto è orribile per un motivo preciso cioè tenere lontano i bambini della mina che è sotto di me.”
Karim rimase a bocca aperta e cominciò a pensare al pericolo che aveva corso andando a recuperare la sua palla e come quella pianta amica l’avesse salvato: “Posso andare a chiamare i miei amici e raccontargli di te?” “Certo!” Rispose il cespuglio. Karim corse indietro, radunò i compagni e raccontò loro che cosa era accaduto. Omar pensò che si era inventato tutto. Ma appena arrivarono in prossimità della pianta, questa disse: “Ciao a tutti voi!”
I bambini rimasero senza parole. Allora il cespuglio ricominciò a parlare: “La guerra sta per finire, ma nei campi dove andate a giocare ci sono mille pericoli come quello che è sotto di me, perciò dovete fare attenzione perché la natura vi aiuterà, dove ci sono piante con le spine come le mie, lì sotto c’è una mina. Siamo cresciute apposta per proteggere i bambini. Se volete ricominciare a correre spensierati dovete avvisare tutti gli adulti che vi possono aiutare a cercarci e a disinnescare le mine sotto di noi.” I bambini increduli, la ringraziarono e seguirono il suo consiglio, dispiaciuti del fatto di non poterla rivedere mai più. Passarono alcuni mesi e Karim ricordò con tristezza quella pianta amica, la natura l’aveva aiutato a salvare molti bambini. In altre parti del mondo l’uomo continua a nascondere le mine nel terreno, perciò altri bambini muoiono o sopravvivono mutilati e non sempre ci sono i rovi a salvarli.

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