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Archivio della categoria 'Mayors for Peace'

SenzAtomica: una campagna nazionale

16 gennaio 2011 Pubblicato da roberto

Dal nostro Socio Michele Di Paolantonio riceviamo la notizia
di un importante appuntamento alla Camera dei Deputati.

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Categorie: Appuntamenti, Dalla Società Civile, Mayors for Peace | | Nessun Commento »

I giorni del dialogo e della Pace

2 aprile 2010 Pubblicato da roberto

di Andrea Misuri

dscf9497_1.jpgL’International Peace Bureau e Mayors for Peace-Italia possono davvero dire di avere portato a casa un nuovo, positivo risultato politico. Nel caso, il viaggio nel Kurdistan iracheno della delegazione guidata dalla “nostra” Fulgida Barattoni, da Vincenzo D’Asaro sindaco di Mazzarino e da Susanna Agostini presidente della Commissione Pace e Relazioni Internazionali del Comune di Firenze. Un viaggio costellato di incontri istituzionali e con associazioni culturali, economiche, di genere.

Tappa dopo tappa, a Sulaimaniya, a Halabja, nella capitale Erbil. E ancora, nei villaggi di montagna dove l’uomo lavora l’arcigna terra ancora con l’aratro, a Bijara, Belikha, Tawela. Villaggi della regione di Hawraman, a ridosso della catena dei Shinerwe, a marzo ancora innevati, permeabili alle infiltrazioni dal vicino Iran, che si può raggiungere attraverso sentieri conosciuti dalla popolazione locale, anche soltanto in una ventina di minuti. Qui il proselitismo musulmano conquista consensi, qui la condizione della donna paga il prezzo sociale più alto in termini di isolamento e di subalternità.

dscf0041_1.jpgComplice la festività del Newroz, con le donne impegnate a preparare i piatti della tradizione iranica, l’incontro con le associazioni femminili si sono svolte a Halabja. La distanza è soltanto di poche decine di km., eppure in città la dipendenza familiare e sociale della donna è meno rigida. Tanto che Nijan Hassan Ali, 30 anni, single, Shokhan Abbas, 25 anni, divorziata, Mizhda Jalal, 26 anni, sposata, Khelan Hama Ali Rasheed, 29 anni, single, hanno voluto parlarci dei loro sogni e dei progetti ai quali non intendono rinunciare. Compreso quello di giocare a football. Da qui l’invito di Hamida Jamal Muhamad e della portiera della squadra Chinar Taha Hassan, per il giorno successivo, al Lawan Stadium di Halabja, all’incontro della rappresentativa femminile locale Tawar, contro quella maschile di Chakhmakha. E’ una partita giocata per stare in allegria. Gli uomini, per lo più provvisti di prominente pancetta, sono capitanati da Hama Ali Khan, noto attore e regista locale. La differenza di genere, però, alla fine, ha fatto la sua differenza, come indica il risultato fissato sul 6 a 1. E questo nonostante il nostro tifo fosse indirizzato tutto alle ragazze. A maggior ragione dal momento in cui uno di noi, Alessandro, un biellese simpatico e dal fisico atletico, è sceso in campo con le perdenti, nel tentativo vano di ribaltare un risultato ormai compromesso.

L’attimo di amarezza per la sconfitta calcistica, si è dissolto nell’entusiasmo del pubblico locale per la performance sul campo del nostro alfiere. La sua e la nostra foto sul quotidiano regionale, la migliore conferma di come, ancora una volta, il calcio si sia dimostrato veicolo immediato di comunicazione.

A casa della famiglia di AsoAso, da molti anni in Italia, ha molto insistito per farci conoscere la sua famiglia. E’ con piacere che l’intera delegazione accetta l’invito che ci fa pervenire tramite l’amica Fulgida, a cenare a casa dei suoi parenti, nei dintorni di Sulaimaniya. La sorpresa è di quanto sia numerosa (e splendida) la famiglia della quale siamo ospiti. Il padre Kalil Baki, la madre Ciman, la zia Suham. Poi, fratelli, sorelle e familiari stretti. A scalare, con l’indicazione degli anni, Araz Fajak 31, Tola e Trifa 24, Sangar 22, Halmat 20, Marda 19, Hanar 18, Biener 14, Hersh 13, Hardi, Mohamed e Rozhgar 12, Jutiar 11, Shanar 10, Shas 4. Faccio ammenda per errori di trascrizione dei nomi ed eventuale numero di anni riportati erroneamente. Quel che conta è che ci siamo ritrovati in una atmosfera familiare calda e coinvolgente come poche altre. Si è formata un’atmosfera complice, come se si fosse con vecchi amici, persi di vista per le vicende della vita, e non tra persone che fino a poco prima non sapevano dell’esistenza gli uni degli altri. Abbiamo scherzato e parlato. Nella stanza delle donne, Fulgida e Susanna hanno accettato di indossare i vestiti curdi e contribuito a servire la cena sul tappeto, secondo usanza. Al momento della partenza, eravamo tutti commossi.

Ma insieme ai momenti ludici, la spedizione ha avuto numerosi incontri istituzionali.

Sempre a Halabja, l’inaugurazione del parco giochi “Baran Gozal”, intitolato al petroliere curdo che lo ha donato alla città, con altalene, scivoli e gli attrezzi più vari, ci fa pensare che gli anni della guerra si stanno allontanando. I bambini ridono, si spingono, rincorrendosi spensierati. Eppure, all’intorno, le guardie della sicurezza, mitraglietta in mano, circondano il ministro dei Martiri e dell’Anfal Majid Hamad Amin Jamil, le autorità locali e i nostri rappresentanti, confermando, con la loro costante presenza, che la pace è da consolidare.

Giorno dopo giorno, trova collante il fronte istituzionale italiano. Non servono summit per comprenderci e capire che stiamo rispondendo con un’unica volontà solidale alla chiara domanda di riconoscimento internazionale del desiderio di democratica ricostruzione del Kurdistan iracheno. Firenze e Mazzarino uniti in rappresentanza e impegno futuro, a garanzia che i Sindaci per la Pace non sentono i confini geografici del proprio territorio quando si tratta di promuovere l’amicizia ed il benessere delle popolazioni rappresentate. E tutto questo, con il contributo determinante del lavoro svolto in questi anni da l’IPB, qui rappresentata, oltre che da Fulgida Barattoni, dal presidente Tomas Magnusson. Una presenza a garanzia della valenza internazionale di questo evento.

Il Castello di Erbil, che si erge imponente a dominare il sottostante bazar, è datato tra i 6000 e gli 8000 anni ed è la più antica costruzione al mondo. Da alcuni anni, la città ha un consolidato rapporto con Firenze, tramite Salar Khudur Hussain presidente del Consiglio Comunale. In ponte, progetti in campo economico ed archeologico. Salar ci onora, coinvolgendoci con la sua famiglia nei festeggiamenti del Newroz. Abbiamo così l’opportunità di partecipare al rito collettivo del pic-nic. Nei tre giorni di festa, non c’è famiglia che si sottrae a questo momento di comunanza e di vera identità collettiva. Si ballano le danze tradizionali, si canta, si ride. I bambini rincorrono gli aquiloni. Le donne stendono i tappeti per il pasto, kebab, dolma, birgani. Si beve mastaw, una varietà di yogurt locale. Gli amici siciliani ripartono da Erbil consapevoli di avere conosciuto nuovi, straordinari amici, con i quali continuare il dialogo nel nostro Paese.

Entrando a Halabja, il Mausoleo è visibile fin da lontano a ricordare il bombardamento chimico del 16 marzo 1988. Distrutto durante le celebrazioni del 18° anniversario, in occasione di una manifestazione di studenti infiltrati da estremisti islamici, è stato ricostruito, maestoso ed agile insieme, simbolo della violenza subita dalla città e dall’intero Kurdistan. Su i marmi neri dell’ampio salone circolare, sono riportati i nomi delle 5000 vittime. Da qualche mese, entrando, sulla destra, un nome è cerchiato in verde. Quello di Ali. Un bambino allora di pochi mesi, portato in salvo in Iran. Soltanto di recente, i genitori adottivi gli hanno rivelato la verità. Tornato a Halabja, attraverso l’esame del DNA è stata identificata la famiglia di origine. Alì parla solo il farsi. Ci vorrà tempo per imparare la lingua curda. Ci dichiara che questa è la sua terra, e qui ha deciso di fermarsi.

La cerimonia nel 22° anniversario della strage si svolge nello spazio prospiciente il Mausoleo. Dopo giorni di caldo opprimente, spruzzi di pioggia s’alternano a un pallido sole. Centinaia di persone riempiono l’intero spazio a disposizione, dietro alle autorità politiche, istituzionali e religiose. Donne anziane, i volti segnati dal dolore, alzano le braccia stanche per mostrare foto consumate dal tempo. Quei ragazzi che la morte colse nei gesti della vita quotidiana. Come nell’eruzione di Pompei, come a Hiroshima e Nagasaki. Incerti se violare il loro silenzio con lo scatto fotografico, ogni volta ci sorprendiamo nel vederle fermarsi ed attendere in posa. E’ il desiderio disperato di non sentirsi in qualche modo più sole, di fare conoscere al mondo la loro sofferenza.

Per l'anniversario di Halabja. Sul palco: Susanna Agostini, Vincenzo D'Asaro, Fulgida Barattoni. A destra il sindaco di Halabja, Khder Kareem.Insieme sul palco, Fulgida, Susanna e Vincenzo, a rappresentare la volontà di tanti nostri Comuni di proseguire sulla strada della Pace. Fulgida ha letto il messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Unico rappresentante di un Paese straniero a prendere la parola in un contesto così solenne.

Il sindaco D’Asaro, il 20 marzo, ha accettato il protocollo di amicizia proposto da Khder Kareem sindaco di Halabja. Un’azione politica forte, a suggello di un percorso che vede la comunità di Mazzarino vicina alla città martire curda. Prodromo di iniziative comuni in campo culturale, artistico, economico. Dopo gli anni di una guerra infinita, ora i curdi vogliono tornare a vivere in pace. Sono d’aiuto gli accordi firmati a Baghdad dal presidente della repubblica dell’Iraq Jalal Talabani, con i quali una parte dei proventi dell’estrazione del petrolio stanno tornando nella regione. Servono già a costruire quelle infrastrutture che stanno portando il Paese fuori da una secolare arretratezza, pronto a confrontarsi con le realtà geografiche circostanti, sui mercati della globalizzazione.

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Mission nel Kurdistan iracheno. Intervento in Consiglio Comunale di Firenze

30 marzo 2010 Pubblicato da roberto

A conclusione della Mission che la delegazione di pace, composta da membri dell’International Peace Bureau e da aderenti alla campagna “Mayors for Peace”, ha intrapreso a metà marzo nel Kurdistan iracheno, posso ora segnalarVi il link a un comunicato stampa dal sito del Comune di Firenze, che riporta il lungo intervento svolto oggi in Consiglio comunale da Susanna Agostini, membro della delegazione che ha visitato quelle terre, presidente della Commissione Pace del Comune e delegata del Sindaco per i rapporti internazionali.

E’ da sottolineare che è cosa rara, nel salone dei Duecento a Firenze, avere avuto spazio per un intervento così lungo in una seduta di Consiglio; questo sta a significare l’importanza che questa Mission ha avuto anche sotto l’aspetto istituzionale.
E’ un lungo reportage che abbraccia un po’ tutte le iniziative intraprese e dando spazio a progetti futuri.

Ponte di pace fra Firenze e Kurdistan Iracheno, Agostini (PD): “Continuano dialogo e aiuti”
http://press.comune.fi.it/hcm/hcm5353-1_2_1-Ponte+di+pace+fra+Firenze+e+Kurdistan+Iracheno%2C+Ag.html?cm_id_details=49496&id_padre=4473

Nota:E’ stata creata una pagina nel nostro sito, come rassegna stampa di riferimento per gli articoli e comunicati pubblicati sulla Mission.

Leggi tutto qua: http://www.ipb-italia.org/?page_id=1236

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7° giorno – Il ritorno ad Halabija

21 marzo 2010 Pubblicato da roberto

Consigliamo anche la lettura della nota finale, a cura di Fulgida Barattoni.

7 giorno – Il ritorno ad Halabija – Alessandro scende in campo – gli Italiani rapiscono il cuore dei curdi
Di Valerio Martorana

Sulaymanya (Iraq)- Di buon mattino ci rechiamo ad Halabija dove il sindaco Kdher Kareem ci ha invitato per l’inaugurazione di un parco giochi per bambini (durante il regime l’’unico gioco ammesso a piccoli e grandi era il silenzio). Il tempo è prezioso per la delegazione italiana ma non si riesce a partire mai puntuali, ci si lascia invadere dalla considerazione che hanno gli arabi del tempo: non una costante, bensì una variabile.
Arriva il bus governativo, questa volta sembra di avere un autista “tranquillo”. Alle 11 arrivamo ad Halabija presso il mausoleo, diventato ormai il nostro punto di incontro con i rappresentanti di ogni categoria della locale cittadina. Con noi c’è il Presidente internazionale di IPB, Tomas Magnusson; si decide di convocare una riunione per fare il punto della situazione e capire quali risultati sta ottenendo la delegazione.
dscf9904_1.jpgE’ stato messo in risalto da Fulgida Barattoni, nel corso del suo intervento, il ruolo importante avuto da Luciano Scambiato nella missione in Kurdistan mentre Salvatore Viola, consulente bancario, comunica ai presenti che è stato nuovamente convocato dal direttore generale della Banca Kurda (ciò vuol dire che l’analisi fatta e le proposte avanzate risultano essere interessanti per le autorità kurde). Il sindaco Vincenzo D’Asaro porta a conoscenza dei presenti che il sindaco di Halabija, Kdher Kareem, gli ha chiesto di gemellare la sua città con la città di Mazzarino, proposta che aprirà nuovi orizzonti di collaborazione tra le due comunità, con un unico obiettivo: “dobbiamo far conoscere all’Europa il genocidio del popolo kurdo. Nel mese di ottobre organizzeremo un importante convegno assieme al gruppo dei giornalisti che all’epoca del massacro giunsero sul posto per fotografare la violenza dell’uomo e descriverne la ferocia”.
Ramazan Ozturk, giornalista turco, ha assicurato la sua presenza e garantirà la mostra fotografica con delle immagini che disarmano la ferocia dell’uomo ancora una volta proteso a distruggere se stesso.

Tomas Magnusson è fiero dell’andamento della spedizione: “continuate su questa strada- sottolinea ai presenti- noi vi seguiremo. Dobbiamo costruire la pace attraverso la legalità e la cooperazione di qualità”.

dscf0041_1.jpgFinito il briefing mattutino, tutti alla volta del parco giochi offerto da un petroliere kurdo, Baran Gozal. E’ rientrato da Bagdad per donare ai figli della sua terra di origine un parco giochi. Sul volto dei bimbi di Halabija rispunta il sorriso, i grandi invece si fermano a guardare, il loro sguardo sembra essere sospeso nell’aria, con la mente ritornano ai terribili bombardamenti, al regime che privava loro di qualsiasi cosa ed assicurava solo miseria e povertà ad un popolo, quello kurdo, che detiene il 40% della produzione del petrolio nazionale.
Si va a pranzare a casa di un privato che ci ha invitato e subito dopo al campo sportivo dove si terrà un match tra la squadra degli uomini-attori contro le donne kurde (rivoluzionario in questi territori un incontro del genere, a sottolineare il fatto che qui vogliono guardare avanti senza più girarsi indietro, tenendo conto di un passato che ha lasciato loro una ferita aperta).
Arriva la delegazione italiana, ci accoglie un lungo applauso. Anche qui siamo famosi soprattutto per i nostri giocatori di calcio della nazionale. Cominciamo ad assistere alla partita, tifiamo per le donne, ma bisogna fare di più. L’imprenditore Alessandro Gaio, dopo un consulto con il suo preparatore tecnico Renato D’Alessandra (il secondo imprenditore della delegazione) decide di scendere in campo. Le sue prime mosse in campo non ci lasciano contenti, la tifoseria kurda esclama, verso la direzione di Alessandro: “buttati”. Qualcuno si è infiltrato in mezzo a loro ed ha suggerito dei proclami errati ma Alessandro non demorde, attacca, corre, gira su se stesso con un risultato deludente: donne 1 uomini 6. A loro non resta che leccare le ferite soprattutto durante il gioco quando si chiede l’intervento del medico: triangolo in campo, martello e scalpello per “rianimare” il giocatore. Finisce l’incontro, premiazione, balli, è festa. Tutti in campo per festeggiare il cambiamento, the change: Alessandro diventa un mito per loro, tutti vogliono la foto con lui.
Andrea Misuri ed un kurdo si divertono a ricordare le formazioni dellle squadre italiane; il kurdo mostra il pollice giù per la Fiorentina; pollice in su per Palermo e Milan. Noi approviamo.
Fulgida si unisce alle giovani donne kurde nel ballo, dai microfoni si udisce la voce: “IPB italia”. È un tripudio.

Alessandro vuol dire qualcosa, chiede il microfono: “ Grazie Kurdistan, siete un popolo fantastico, noi vogliamo e lottiamo per la libertà”. Applausi, si cementifica e si solidifica il rapporto tra la comunità di Halabija e gli italiani, lo capisci dai loro sorrisi. E’ stata una grande festa, un piccolo gesto, quello di Alessandro, che ha permesso di andare oltre il lavoro diplomatico portato avanti dalla spedizione.

Ritorniamo a Sulaymaniya con il bus governativo. Il viaggio prosegue secondo i piani quando il sonno della delegazione viene interrotto da una brusca frenata: “è finita la benzina”. Tra lo stupore dei presenti, si decide di scender giù, vengono allertate le autorità locali, arriva il sindaco eletto di Halabija con la sua scorta, ma della benzina non c’è traccia. Seguo l’autista governativo, ci abbandona, qualcuno esclama “sta scappando”. Invece capiamo che ha chiesto un passaggio per andare a prendere la benzina. Ritorna dopo mezz’ora con un bidone di benzina ma non ha l’imbuto. Tra di noi si commenta: “qui qualcuno porta sfiga”. Si riesce a trovare una bottiglietta di plastica che si trasforma in imbuto. Ok, tutti a bordo per ripartire, ci aspetta il direttore generale di Kurdisat per l’intervista con Kdher Kareem.
Arriviamo, dopo tante peripezie, a Kurdisat; i nostri rappresentanti consegnano al direttore generale i doni delle loro città con una sola parola d’ordine: “collaborare per costruire il nuovo kurdistan”.

Nota (di Fulgida Barattoni):

E’ importante sottolineare che nella riunione avuta al mausoleo fra tutti i componenti della delegazione si è cercato di sintetizzare, riunificare e convogliare tutte le iniziative, azioni, progetti messi in campo sotto l’ombrello dell’IPB che Tomas Magnusson con la sua presenza rappresentava.
Salvatore Vella ha giocato un importante ruolo di mediazione fra le varie differenti istanze, sindaci-imprenditori-membri di ipb dove Luciano per la asseverata esperienza su questo territorio si muove molto da libero battitore.
Tomas ha sintetizzato e chiuso la riunione dando piena fiducia e approvazione all’operato della leadership di IPB-Italia in questa missione e riconferma che IPB-Italia e’ parte di IPB di Ginevra pertanto in nostri futuri rapporti saranno sempre piu’ osmotici e ravvicinati.

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Da Halabja. Comunicato del 19 marzo

19 marzo 2010 Pubblicato da roberto

dscf9666_1.jpgHalabija – Di buon mattino la delegazione è pronta per recarsi ad Halabija con il presidente internazionale di Ipb, Tomas Magnusson. Arrivano con le jeep il sindaco di Halabija, Kheder Kareem ed un autista governativo. Il gruppo si divide: otto vanno al mausoleo e la restante parte comincia gli incontri commerciali a Sulaymaniya.
Piove sabbia, a bordo delle jeep è sempre un’avventura; qui hanno un codice stradale tutto loro. Il pieno della benzina? Lo si fa per strada, dal piccolo botteghino che vende la benzina su dei contenitori da 30 litri cadauno. Ma come, l’iraq è tra i primi paesi produttore di petrolio al mondo e non ha la benzina? Si, perché non ci sono le raffinerie (stanno cominciando a costruirle).Arriviamo intorno a mezzogiorno al mausoleo dei Martiri di Halabija; ci stringiamo tutti attorno alla bandiera kurda per recitare, nella patria del musulmani, un “Padre Nostro”, stringendoci la mano. In fondo tutti questi popoli hanno solo un Dio, il Dio dell’amore che dall’uomo, più volte, è stato interpretrato come Dio della guerra, volutamente per il “business”.Visitiamo il museo, vedere qui piccoli corpicini distesi per terra fa rabbrividire; vedere tante vite distrutte dalle armi chimiche ti “disarma”. Inevitabilmente in quei luoghi cala il silenzio, perché non si può dimenticare.Il mausoleo è continua meta di pellegrinaggio del popolo kurdo; alle 14 arrivano delle donne che vogliono farci vedere la loro azienda. Prendiamo delle auto e ci rechiamo nei loro uffici. “La donna comincia ad uscire fuori di casa – ci raccontano- ma deve lavorare. Noi ci occupiamo della formazione, tramite il taglio e cucito e il settore dell’abbigliamento, ma c’è ancora tanto da fare”.

Finito l’incontro, ci chiamano da Sulaymaniya;  il viceministro all’economia e finanze, Dishad Othman Fathola, ci riceve alle 15.30. Si parte subito, a bordo delle jeep. Arriviamo con un pò di ritardo, ci accolgono. Inizia il primo incontro tra le autorità dl governo ed i nostri imprenditori. Un dato emerge: hanno voglia di far rinascere il loro paese, di ricostruirlo, di chiudere quella ferita aperta che è stata per loro il regime di Saddam Hussein che ha provocato solo miseria e povertà. Due ore fitte di discussione insieme al direttore generale della banca kurda, Ali Mohamed Abdulah. “Puntate sulla formazione ed investite negli studi economici” è l’esortazione di Salvatore Viola, consulente bancario.

Il sindaco di Mazzarino Vincenzo D’Asaro, dal suo canto, comincia a portare dei buoni frutti per la sua città. Khder Kareem, sindaco di Halabija, comunica ufficialmente di voler gemellare il suo popolo con la città di Mazzarino.
“E’ con gioia che il mio fratello Kareem mi comunica questa importante decisione che porterò al vaglio della giunta e del consiglio comunale della città. Ci saranno dei punti operativi di questo gemellaggio che senz’altro ci aiuteranno a guardare avanti con ottimismo”.

Valerio Martorana (addetto stampa del Comune di Mazzarino)

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