Iran - IPB-ITALIA - Associazione per la pace, il disarmo, la soluzione nonviolenta dei conflitti

IPB-ITALIA

Associazione per la pace, il disarmo, la soluzione nonviolenta dei conflitti

Nuovo aspetto del sito e maggiore fruibilità dei contenuti!
Segnalate comunque eventuali malfunzionamenti. Grazie!

Volete tenervi aggiornati sulle ultime novità? Seguiteci su Twitter!


Archivi del blog

Peace is in our hands - Intervento di Michele Di Paolantonio - IPPNW

30 novembre 2009 Pubblicato da roberto

Mazzarino (CL), 27 novembre 2009
Conferenza Internazionale “Peace is in our hands”

HELSINKI 1984 ED IL CONCETTO DI GUERRA NUCLEARE NON INTENZIONALE NELLA STORIA DEL DISARMO NUCLEARE IN EUROPA

dott. Michele Di Paolantonio, Presidente di IPPNW Italy,
Organizzazione Premio Nobel per la Pace 1985
(michele.dipaolantonio@katamail.com)

Signori Sindaci per la Pace Iraniani, Iracheni e  Italiani, Autorità, Signore e Signori,
ho pensato di trattare l’argomento che segue nel tentativo di dare il contributo più proficuo ed utile possibile ai lavori di questa Conferenza Internazionale.
Siamo nel cuore del Mediterraneo, e nell’agenda del mondo è centrale il problema del nucleare iraniano. Voglio pertanto provare a dare lo stesso tipo di conoscenza che venticinque anni fa diedi ad Helsinki, ad un percorso di pace e disarmo nucleare che si sviluppò rapidamente qualche mese dopo, subito dopo che USA ed URSS, con l’incontro del 7 novembre 1985 di Reagan e Gorbaciov a Ginevra, si misero d’accordo, unicamente e rapidamente, su un unico punto: l’esistenza del concetto di Guerra Nucleare Non Intenzionale, cioé per errore tecnico o umano.
Dopo aver fondato la Sezione Italiana dell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare (IPPNW), l’organizzazione costituita da tre eminenti medici sovietici e tre eminenti medici americani nel tentativo estremo di far dialogare USA ed URSS nel pieno dell’accelerazione della corsa alle armi nucleari e della guerra fredda, fui mandato a Londra, al più importante Centro di Strategia del mondo occidentale dalla mia università, l’Università degli Studi di Bologna, per sviluppare una tesi di specializzazione in Medicina Preventiva avente per oggetto il rischio nucleare militare che si era addensato sulla mia nazione e sul mio popolo a causa del dispiegamento, anche in Italia, e precisamente proprio qui, in Sicilia, a Comiso, degli euromissili nucleari americani Cruise, in risposta al dispiegamento verso l’Europa Occidentale degli euromissili nucleari sovietici SS20. Obiettivo di quella tesi era individuare il tipo di risposta piu efficace possibile per scongiurare quel rischio.
Appresi a Londra che la NATO, con sofisticatissimi strumenti di Elint, Electronic Intelligence, cioe di spionaggio elettronico, aveva appurato che aerei Mig sovietici, partendo da basi aeree libiche, e volando nello spazio aereo internazionale sul Canale di Sicilia, fotografavano palmo a palmo la Sicilia, per individuare selettivamente i gruppi Tel, Trasportatori Erettori Lanciatori, cioé i giganteschi camion militari americani dotati di rampe di lancio mobili per quattro missili nucleari Cruise ciascuno. A Comiso, infatti, giunsero, a partire dal 1983, 112 missili Cruise, dispiegati su 28 giganteschi Tel. Il tentativo sovietico consisteva nell’individuare con precisione ciascun camion per farlo poi colpire selettivamente da testate nucleari montate sui missili SS20, ma tale tentativo, appresi nel mio viaggio a Londra, fu vano, perché il tempo tecnico necessario per l’utilizzo dell’informazione, cioé il tempo intercorrente tra il momento dello scatto della foto aerea e l’arrivo del missile su quel punto, era di sei ore, per cui in sei ore il camion fotografato in quel luogo avrebbe potuto spostarsi in qualunque altra parte dell’isola. Mi spiegarono dunque a Londra che il tipo di attacco atteso sulla Sicilia in caso di scenario di guerra nucleare era determinato da quella che mi definirono (non lo dimenticherò mai più nella mia vita) “capacity of disabiliting” cioe la “capacita di disabilitazione” del sistema nucleare Cruise: un attacco nucleare a tappeto contro l’isola, con un numero di testate nucleari compreso tra 80 e 200, a seconda che fossero impiegate bombe termonucleari da un megatone o da 150 chilotoni, cioe bombe di diversa potenza. Debbo purtroppo ricordare che le più piccole, da 150 chilotoni, equivalevano ciascuna a circa dieci, e le più grandi, da un megatone, equivalevano ciascuna a circa ottanta bombe di Hiroshima. Solo in questo modo i sovietici, lanciando un terzo dei propri vettori SS20 sulla Sicilia, avrebbero annientato i 112 missili Cruise qui dislocati.
Ebbene, quando, nel giugno 1984, ad Helsinki, presentai la mia tesi e le sue conclusioni nel workshop sulle strategie di prevenzione della guerra nucleare, al IV Congresso Mondiale dell’IPPNW, accadde una cosa straordinaria: tutta la discussione si sviluppò sulla mia tesi. Oltre a queste informazioni, tutti i partecipanti furono colpiti da qualcos’altro, molto più preoccupante, che avevo trovato e che illustrai: il concetto di Guerra Nucleare Non Intenzionale.
Ero riuscito infatti a sapere che il 4 giugno 1980 la guerra nucleare era iniziata e finita in 15 minuti senza il lancio dei missili, quando al Comando Generale della Difesa degli Stati Uniti, il NORAD, il computer principale aveva dato in arrivo un attacco balistico intercontinentale dall’Unione Sovietica. Gli uomini del NORAD ebbero bisogno di quindici minuti per scoprire l’errore. Se quello stesso errore fosse avvenuto in Europa, dove un euromissile sovietico SS2O o americano Pershing II impiegavano anche solo dodici minuti dal lancio per colpire un obiettivo la guerra nucleare sarebbe iniziata anche per un errore. Tra coloro che mi ascoltavano c’era anche un grande uomo: Pavel Palachenko, cioé colui che nei mesi seguenti fu scelto da Reagan e Gorbaciov come loro interprete unico nei loro colloqui che li portò in due anni ad accordarsi per smantellare i missili nucleari a raggio intermedio dall’Europa. Dopo Helsinki ed il nostro workshop, e dopo la comune accettazione del concetto di Guerra Nucleare Non Intenzionale nel protocollo tecnico di intesa del Summit Reagan-Gorbaciov, interpretato da Pavel, del 7 novembre 1985 a Ginevra, fu proprio il sottoscritto a dare il 12 dicembre 1985, ad Oslo, all’ambasciatore italiano in Norvegia, in occasione della mia partecipazione alla cerimonia di conferimento del Premio Nobel per la Pace 1985, notizia su tale protocollo. Rividi poi Pavel a Mosca, a fine maggio 1987, in occasione del Congresso Mondiale dell’IPPNW, due giorni prima che Reagan e Gorbaciov firmassero il Trattato INF sulle Armi Nucleari Intermedie, che smantellò anche i Cruise dalla Sicilia, e ci salutammo calorosamente. Ma il piacere e l’orgoglio più grandi li ho provati a Roma, al IV Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace, nel novembre 2003, quando, incontrato di nuovo Pavel, al fianco di Gorbaciov, di cui è oggi Consigliere Speciale, dopo oltre quindici anni da allora, ho potuto constatare e verificare con gioia che ricordava benissimo il lavoro fatto ad Helsinki insieme nel giugno 1984, prima del Nobel per la Pace alla mia organizzazione, e prima dello smantellamento dei missili nucleari a raggio intermedio dall’Europa.
Vi ho raccontato, carissimi amici, questa esperienza personale, nella speranza che possa esservi utile a far compiere alle vostre città, ai vostri cittadini, al vostro governo, alla vostra nazione, quelle stesse scelte sagge e lungimiranti che si fecero nel 1987 in Europa smantellando gli euromissili. Oggi non è possibile il perseguimento di nuovi arsenali nucleari, anche se è un diritto di ogni nazione cercare di sviluppare energia dal nucleare civile. Di fronte all’allarme che esiste nel mondo contro nuove proliferazioni nucleari l’orgoglio nazionale di un governo o di un popolo debbono cedere il passo alla saggezza ed alla prudenza di un buon padre di famiglia, quale ciascun Sindaco, in tutto il mondo, dovrebbe essere.

Buon lavoro, carissimi Sindaci per la Pace Iraniani, con l’augurio che possiate raccontare il vostro successo, per il vostro Paese e per il mondo, nella difesa della pace, della non proliferazione nucleare, e della soluzione della crisi internazionale in atto sul nucleare dell’Iran al prossimo Congresso Mondiale dell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, che terremo in Svizzera, a Basilea, nell’agosto prossimo. “Peace is in our hands”, la Pace è nelle nostre mani.

Categorie: Senza categoria | Tags: , , | Nessun Commento »

Peace is in our hands - Intervento dei Sindaci di Pineto, Silvi e di IPPNW

30 novembre 2009 Pubblicato da roberto

Mazzarino (CL), 27 novembre 2009
Intervento al Convegno Internazionale “Peace is in our hands”

Signor Sindaco di Kermanshah, Signor Sindaco di Mazzarino, Colleghi Sindaci per la Pace, Cittadini,

Alla Conferenza “Le città non sono obiettivi” tenuta a Firenze, nel novembre 2007, nello storico Salone dei Cinquecento, i Sindaci per la Pace, guidati dal Sindaco di Hiroshima Akiba Tadatoshi, fecero appello alla comunità internazionale affinché le città non siano mai più considerate obiettivi di armi di distruzione di massa. Raccogliendo la proposta della Sezione Italiana dell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare (IPPNW), organizzazione Premio Nobel per la Pace 1985, abbiamo partecipato alle Nazioni Unite, come membri della delegazione ufficiale di Mayors for Peace, ai lavori di preparazione della Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare. In quella occasione abbiamo proposto di istituire, nell’ambito di Iniziative di Buona Volontà volute dal Sindaco di Hiroshima, il Mediterraneo come Mare Libero dalle Armi Nucleari.

La decisione italiana e statunitense di chiudere la base nucleare sottomarina dell’Isola della Maddalena, rappresenta un’ottima occasione per parlare del Mediterraneo come Mare Libero da Armi Nucleari, come primo concreto gradino da salire nell’ambito del Decennio del Disarmo dichiarato dall’ONU per gli anni dal 2010 al 2020, e della “2020 Vision” di Mayors for Peace.
Il Mar Mediterraneo, culla di civiltà antichissime, può e deve, anche in ragione della storia dell’umanità, essere la prima zona del pianeta a venir liberata dalle armi nucleari, sotto la guida delle città martiri di Hiroshima e Nagasaki e del movimento mondiale di Sindaci per la Pace, da esse voluto, costruito, sviluppato e diretto, e che rappresenta oggi il punto più alto della Diplomazia dei Cittadini, che deve affiancare la Diplomazia delle Nazioni per costruire prospettive di Pace e Disarmo, ed insieme di Dialogo e Sviluppo tra le civiltà, oltre che di Difesa del Pianeta e della sua Natura.
In particolare, proponiamo che i porti, la superficie, le acque ed i fondali del Mar Mediterraneo siano vietati a navi e sottomarini armati con armi nucleari e siano rimossi, dove collocati, e vietati per il futuro, ordigni nucleari dalle superfici sottomarine e dai fondali marini.

Siamo convinti che un accordo per la creazione del Mediterraneo Mare Libero dalle Armi Nucleari rappresenti il progetto più rapidamente realizzabile, su cui fondare la creazione di altre Zone Libere da Armi Nucleari sia in Europa che in Medio ed Estremo Oriente.

Avremmo voluto tenere in Italia, nella nostra Regione, l’Abruzzo, nel nostro territorio Adriatico, in occasione dei Giochi del Mediterraneo del giugno-luglio scorsi, il Meeting Mediterraneo di Mayors for Peace, e lanciare ufficialmente in quella sede la proposta per la creazione del Mediterraneo Mare Libero dalle Armi Nucleari, ma il terremoto dell’Aquila ce l’ha impedito. Le nostre municipalità, di Pineto e di Silvi, sono confinanti.

I nostri cittadini esprimono maggioranze politiche diverse, ed hanno opinioni differenti sui programmi politici, ma i loro due sindaci si sono trovati d’accordo a fare del loro meglio, nell’ambito delle “Good Faith Initiatives”, per garantire, aldilà delle loro diverse opinioni politiche, nella “2020 Vision” di Mayors for Peace, la prima condizione per il futuro e per la salute dei nostri cittadini: pace e disarmo nucleare, generale, reciproco e controllato.
Siamo dunque qui oggi, accogliendo il graditissimo e tempestivo invito rivoltoci dal vostro Sindaco, non solo per lanciare dal cuore del Mediterraneo la proposta per la creazione di una Zona Libera dalle Armi Nucleari, ma anche nella speranza di impegnare il collega Sindaco di Kermanshah ed i colleghi Sindaci per la Pace iraniani a lavorare nel loro Paese affinché non solo sia evitata nella regione una ulteriore, pericolosissima corsa all’assemblaggio di nuove armi nucleari, ma al contrario parta proprio dal suo Paese la richiesta di liberare tutto il Medio Oriente, oltre che il Mediterraneo, dalle Armi Nucleari e da ogni altra arma di distruzione di massa.
Sulla opportunità di impiegare l’energia nucleare a scopo civile, per la produzione di energia elettrica, il dibattito è aperto nel mondo ed anche nel nostro Paese, e a nessun Paese deve essere negata la possibilità di autodeterminarsi in questo senso, tuttavia, anche nell’ambito della nuova consapevolezza mondiale cosi bene dimostrata dalla cosiddetta 2020 Vision del Sindaco di Hiroshima e dei 3147 Sindaci per la Pace di tutto il pianeta, cioé l’obiettivo di liberare entro il 2020 il mondo da tutte le armi nucleari, è urgentissimo e fondamentale rimuovere ogni sospetto, ogni confusione, ogni zona d’ombra, nell’ambito del legittimo perseguimento di una nazione e di un popolo della ricerca e dello sviluppo della tecnologia nucleare a fini pacifici, tra impiego civile ed impiego militare di tale tecnologia nazionale.
E’ gia tragicamente accaduto, come ha recentemente e tristemente ricordato in una intervista esclusiva proprio ad un giornale italiano lo stesso Direttore Generale dell’Agenzia per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite, il Premio Nobel per la Pace 2005 e diplomatico egiziano Mohamed el Baradei, che in nome della prevenzione dello sviluppo di armi nucleari da parte di uno Stato, anche attraverso documenti falsi, si è promossa una guerra contro una nazione e contro un popolo. E’ per questo che va sgombrato il campo subito da ogni possibile sospetto circa il possibile impiego militare dell’uranio in corso di arricchimento in Iran.
In particolare, El Baradei ha tra l’altro affermato: “Abbiamo fatto molti progressi sul controllo del programma di arricchimento in Iran. Stiamo procedendo a nuove verifiche per evitare che abbia fini militari. Naturalmente bisogna fare di più, insistere, arrivare a certezze assolute. Diverse intelligence straniere ci hanno fornito documenti su cosa accade in Iran. Si tratta di piani di studio sugli armamenti nucleari; ma dimostrano che tali studi non sono stati sviluppati. Le conclusioni, però, sono differenti. I servizi segreti statunitensi ritengono che l’Iran stia continuando la corsa alla bomba nucleare. Dopo un lavoro accurato di screening l’Agenzia sospetta invece che parte dei documenti sia falsa”.

Proprio per evitare i rischi che tutto questo comporta per il mantenimento della pace, ed anche alla luce dell’imminente avvicendamento di El Baradei con un diplomatico giapponese alla guida dell’Agenzia Atomica delle Nazioni Unite, il Sindaco di Pineto, il Sindaco di Silvi, ed il rappresentante italiano dell’IPPNW, Premio Nobel per la Pace 1985, dal cuore della Sicilia e del Mediterraneo, confortati dall’ospitalità dei Sindaci di questa terra, ci permettiamo di rivolgere al Sindaco di Kermanshah e ai Sindaci per la Pace Iraniani l’invito ad adoperarsi presso il proprio governo al fine dell’accoglimento della richiesta, rivoltagli dall’Agenzia per l’Energia Atomica, di accettare che, per sgomberare il campo da ogni possibile giustificazione di azioni ostili verso la Sua Nazione ed il Suo Popolo, accolga la richiesta internazionale di accettare la condizione di inviare all’estero, a potenze nucleari terze amiche, l’uranio destinato all’arricchimento per la produzione di energia nucleare a scopi civili e pacifici.
Ci permettiamo inoltre di suggerire al Sindaco di Kermanshah ed ai Colleghi Sindaci per la Pace Iraniani di farsi affiancare a questo scopo dall’intera organizzazione dei Sindaci per la Pace, nella persona del nostro Presidente Mondiale, il Sindaco di Hiroshima Tadatoshi Akiba, e chiedergli pertanto di persona questo tipo di aiuto alle Loro Persone, alle Loro citta, ed al Loro Popolo.

Grazie per l’attenzione

Luciano Monticelli, Sindaco di Pineto (Italy)
Gaetano Vallescura, Sindaco di Silvi (Italy)
Michele Di Paolantonio, IPPNW Italy, Organizzazione Premio Nobel per la Pace 1985

Categorie: Senza categoria | Tags: , , , , | Nessun Commento »

Peace is in our hands

30 novembre 2009 Pubblicato da roberto

peace_is_in_our_hands

Ecco una bella notizia. A Mazzarino, città già da tempo inserita nel circuito internazionale dei “Mayors for Peace” e quindi impegnata, assieme a tante altre, nella promozione di progetti culturali di pace, s’è tenuta, nei giorni 26 e 27 novembre scorsi, un’importante conferenza. E arricchita dalla presenza di rappresentanti istituzionali provenienti anche da regioni mediorientali di solito pensate, dai media e dall’opinione comune, terreni esplosivi di destabilizzazione mondiale.

Riportiamo qui sotto il testo dell’introduzione al programma della conferenza; a breve arriveranno aggiornamenti dalla stampa.

Sessantaquattro anni dopo lo scoppio della prima bomba atomica sulla città di Hiroshima gli arsenali nucleari continuano a minacciare il globo terrestre.
Abbiamo la possibilità di scegliere tra accettare che le nazioni investano in armamenti nucleari e chimici le risorse che non destinano alla sopravvivenza delle popolazioni più deboli , o invece cercare di indirizzare i governanti verso la completa abolizione dei suddetti armamenti.
Un segno di inversione di marcia internazionale si è vista nel 2009, con l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace al Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, per il suo impegno verso una riduzione e abolizione degli armamenti.
Partendo da questa considerazione Peace is in our hands, nell’antica cittadina di Mazzarino, ha istituito una tavola rotonda in cui i Sindaci - espressione primaria ed immediata della Società Civile - si confronteranno su questa tematica attuale e di rilevanza internazionale: l’abolizione delle armi di distruzione di massa.
L’International Peace Bureau, Premio Nobel per la Pace nel 1910, modererà l’intervento delle delegazioni provenienti da diversi Paesi del continente.
Sono state confermate le presenze fondamentali di altre associazioni ed organizzazioni come “Mayors for Peace”, “I bambini del mondo” Onlus, il premio Nobel per la Pace nel 1985 IPPNW (International Physicians for the Prevention of Nuclear War).
Inoltre, sono previsti importanti incontri con le maestranze locali, ConfCommercio, ConfIndustria e ConfArtigianato: da “Peace is in our hands” possono nascere sinergie e futuri rapporti di collaborazioni tra le diverse comunità intervenute, sempre nell’ottica di favorire, con interventi mirati, le condizioni di pacificazioni che scaturiscono dal ristabilimento delle condizioni di intimo e personale benessere delle popolazioni.

Sì; la pace è - o potrebbe essere - nelle nostre mani. Con l’impegno e la volontà concreta di lavorarci, tutti assieme.

Per approfondire:

In English:

Dal sito del Comune di Mazzarino (link e comunicati stampa):

Rassegna stampa online:

Categorie: Iniziative, Mayors for Peace | Tags: , , , , | 1 Commento »

Nobel e Alter-Nobel

16 ottobre 2009 Pubblicato da roberto

Da più parti arrivano pareri discordanti sull’assegnazione a Barack Obama del Premio Nobel per la pace di quest’anno.

I più indicano l’evento - che comunque è gestito a insindacabile giudizio dal Comitato di cinque membri eletti dal Parlamento norvegese come deciso dalle ultime volontà di Alfred Nobel - come un “premio alle intenzioni”, un attestato di buona volontà o alla “pace preventiva”; mentre da qualcuno arrivano anche decise note di disappunto (vedi ad esempio il documento redatto dall’IPB di Ginevra).

I meriti dell’attuale Presidente USA sono noti anche se la breve storia finora maturata del suo mandato non ha ancora mostrato (anche per l’inerzia sempre presente nell’attuazione di impegni di grande portata a livello planetario) precisi segni di cambiamento nelle attuali situazioni di conflitto o di disagio nelle tante aree del mondo dove è necessario intervenire. La sua determinazione nell’abolizione completa degli armamenti nucleari, concettualmente apprezzabile e motivo della decisione di Oslo, è poi contrapposta, nel pensiero di critici e commentatori, al potere costante dell’industria bellica e alle lobbies che pure col nucleare ci lucrano. A questo punto, il tempo ci dirà se la decisione del Comitato norvegese sarà stata giusta oppure no.

Ma non solo il Nobel premia gli “operatori di pace” o chi si adopera per risolvere i problemi del mondo; e oltre al già noto Sean MacBride Peace Prize su cui diverse volte ci siamo soffermati, di un altro illustre riconoscimento diamo adesso notizia, il Right Livelihood Award, da più parti definito come una sorta di Premio Nobel alternativo, ideato dall’omonima Fondazione nata in Svezia nel 1980 e assegnato annualmente a coloro che offrono “risposte pratiche ed esemplari alle più urgenti sfide che ci investono al giorno d’oggi”.

Ogni anno una cerimonia al Parlamento svedese premia usualmente quattro candidati. A uno di essi viene assegnato un Honorary Award mentre agli altri tre viene anche corrisposta una somma complessiva di 150.000 Euro. Si tratta quindi di un riconoscimento di portata “monetaria” assai inferiore rispetto al Nobel ma ciò non sminuisce affatto la sua importanza. Esso è stato definito come il “primo riconoscimento al mondo al coraggio personale e alla trasformazione sociale”, e chi lo riceve acquisisce conseguentemente un’attenzione internazionale che altrimenti non arriverebbe ad ottenere.

I quattro assegnatari del Premio di quest’anno sono stati rispettivamente:

David Suzuki (Canada) per la sua vita spesa nella difesa dell’uso socialmente responsabile della scienza, e per il suo forte contributo nella sensibilizzazione delle persone sui pericoli del cambiamento climatico e la creazione di un sostegno pubblico alle politiche relative;

René Ngongo (Repubblica Democratica del Congo) per il suo coraggio nell’affrontare le forze che stanno distruggendo le foreste pluviali del Congo e la creazione di un sostegno politico per la loro conservazione e l’uso sostenibile;

Alyn Ware (Nuova Zelanda) per il suo impegno efficace e creativo in iniziative svolte da più di due decenni di educazione alla pace nello sforzo di liberare il mondo dalle armi nucleari;

Catherine Hamlin (Etiopia) per i suoi cinquant’anni dedicati al trattamento delle pazienti affette da fistola ostetrica, rioffrendo così salute, speranza e dignità a migliaia tra le donne più povere dell’Africa.


Anche da IPB-Italia arriva il messaggio di congratulazioni per Alyn Ware: membro dell’International Peace Bureau, è ben conosciuto anche personalmente avendo egli partecipato in diverse occasioni ad eventi anche nel nostro Paese. Alyn è conosciuto da tempo per le iniziative a favore del disarmo, soprattutto come coordinatore del PNND, Parliamentarians for Nuclear Non-proliferation and Disarmament”, associazione dei Parlamentari per il disarmo e la non proliferazione nucleare, di cui anche in Italia sono presenti alcuni membri.

Cosa dire a conclusione di questa carrellata di notizie? Sicuramente, sono “good news” che tra i media italiani difficilmente compariranno. E se ciò può dare un po’ di sconforto nel riflettere quanto scarsa sia la percezione culturale di simili eventi nel nostro Paese, rende però un po’ meno pessimisti sul futuro della nostra insicura umanità.

Allunghiamo lo sguardo ad una visione globale del mondo, delle sue necessità e delle sue aspettative. Sicuramente guariremmo da tanti mali, e da una visione distorta della realtà che ci rende spesso inerti e forse incapaci di capire che se sono tanti i problemi nel mondo, altrettanti sono gli sbocchi che anche la nostra opera potrebbe incanalare. Gli esempi di good fellows, come s’è visto, non mancano.

Categorie: Dalla Società Civile, Nel mondo | Tags: , | Nessun Commento »

A Erbil (Iraq) il Sinodo della Chiesa Caldea

28 aprile 2009 Pubblicato da roberto

Inizia oggi a Erbil, nel nord dell’Iraq, il Sinodo della Chiesa Caldea. La giornata di oggi sarà vissuta nella preghiera, nella meditazione, nell’incontro.

Seguiranno alcuni giorni di lavoro, di discussione e confronto, in un momento non facile nè per la Chiesa nè per la società e tutta la gente che vive in Iraq: ne “L’opinione di” di Mosaico di pace, Renato Sacco (che più volte si è recato in Iraq) ci invita a unirci alla preghiera per questo vissuto in un clima di guerra e di morti innocenti.

Per leggere l’articolo intero:
http://www.peacelink.it/mosaico/a/29358.html

Categorie: Nel mondo | Tags: , | Nessun Commento »