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Io credo nei “piccoli”. Perché…

12 novembre 2004 di roberto

Una riflessione scaturita qualche giorno fa, nella miriade di avvenimenti che hanno segnato questo scorcio di anno che presto andrà a finire.
Un’alternanza di sentimenti da cui scaturisce però un’osservazione. Perché chissà, chi potrà salvare il mondo se “i Grandi”, così presi dalla lotta elettorale o dalle proprie personali conquiste, tralasciano di occuparsi dei veri problemi che investono sempre più il Pianeta?

Strana giornata la mia, in cui da un pacato entusiasmo dovuto alla gioia dell’incontro “de visu” con gli altri membri di Peacelink, c’è stata la rassegnata constatazione della vittoria di Bush, e nel contempo la bella notizia che il documento redatto dal “Focus Group” di Firenze è stato consegnato a New York, al capo dell’High Panel incaricato della riforma delle Nazioni Unite.
Nel frammezzo, il comunicato di Peacelink riguardante l’avvio della campagna contro le armi all’uranio impoverito, e di striscio, una mia lettera di riflessione inviata alle ragazze e ai ragazzi, studenti universitari del Polo di Forlì, che hanno attivamente partecipato ai lavori del “Focus” e che hanno ricevuto gli attestati di merito alla presenza delle autorità.

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Difficile essere completamente sereni né completamente pessimisti; perché il bene e il male, il grande e il piccolo, s’intersecano e colorano la realtà di mille sfumature. Sicuramente una democrazia ha in sé delle incongruenze di fondo, prima tra tutte il dovere, per un candidato che desideri superare l’avversario, sottostare ad un mantenersi sottotono, non eccessivamente “rivoluzionario” o radicale nel suo programma, e sicuramente questo è uno dei motivi della sostanziale parità tra i contendenti. E quindi, Bush o Kerry, cosa sarebbe cambiato? Piccoli dettagli, probabilmente; ma il problema di fondo, che è quello più grave e che investe tutto il Pianeta con i suoi abitanti, non sarebbe certo automaticamente risolto. L’intolleranza tra le culture, lo scempio ambientale, l’eccessivo sfruttamento delle materie prime.

E allora, chi può vincere o perlomeno scalfire lo status quo? Ecco che entrano in ballo “i piccoli”, le persone di buona volontà, le moltitudini (anche se, nella legge dei numeri nelle votazioni, rimangono sempre minoranza) che possono concretamente costruire qualcosa di positivo, a prescindere dalla corteccia sociale che l’esito elettorale ha prodotto.

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Io credo nei “piccoli”, credo nei “lillipuziani”, credo in chi si sporca le mani o rischia la pelle per un ideale, credo nei poeti che hanno ancora sogni da regalare e strade traverse da far percorrere ai cuori smarriti dell’umano.

Ciò non toglie che non debba considerare anche “i grandi”, però ovviamente tra piccoli e grandi spesso c’è un abisso. E paradossalmente, forse proprio i piccoli, i volonterosi, i poeti, saranno quelli che alla lunga mostreranno, accompagneranno, insegneranno agli altri la strada da percorrere, quella che potrebbe farci uscire dalla foresta oscura in cui siamo ingabbiati.

Roberto Del Bianco

Questo articolo è stato pubblicato il venerdì, novembre 12th, 2004 alle 11:00 ed è archiviato in Dalla Società Civile. . Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il Feed RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.



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